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domenica, 4 ottobre 2026
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The Others

di Alejandro Amenábar

The Others è ormai un classico moderno del cinema horror gotico. Diretto da Alejandro Amenábar nel 2001, è uno di quei film che, rivisti a distanza di oltre vent'anni, sembrano non essere invecchiati di un solo giorno.

Siamo nel 1945, sull'isola di Jersey. Grace, interpretata da Nicole Kidman, vive in una grande villa isolata immersa nella nebbia insieme ai due figli Anne e Nicholas, affetti da una grave fotosensibilità che impedisce loro di essere esposti alla luce solare. E' per questo che le finestre devono essere coperte da spesse tende, le stanze illuminate solo da candele, e ogni porta va chiusa prima di aprire quella successiva. Il marito di Grace non è ancora tornato dalla guerra. Quando nella casa arrivano tre nuovi domestici, la figlia Anne comincia ad avvertire strane presenze all'interno della casa.

Amenábar mette in scena la più classica delle ghost story. Abbiamo la casa vittoriana, i bambini, domestici misteriosi, fotografie dei morti, nebbia, porte che cigolano, pianoforti suonati da qualcuno che apparentemente non esiste. L'influenza più evidente è Il giro di vite di Henry James, soprattutto la sua celebre trasposizione cinematografica, Suspense di Jack Clayton.
The Others riesce a fare paura quasi senza mostrare nulla. Niente gore, pochissimi effetti speciali. Amenábar costruisce tutto sull'atmosfera, sui silenzi e sulla tensione. Passi provenienti dal piano superiore, porte che si aprono, voci dietro un muro. Il tutto immerso in un buio che trasforma ogni stanza in un luogo potenzialmente minaccioso.

Nicole Kidman offre probabilmente una delle interpretazioni migliori della sua carriera, sostenendo praticamente tutto il film e passando lentamente dal controllo alla paranoia, dalla severità alla paura.
Guardandola nella sua bellezza algida e quasi irreale, a me è venuta in mente più volte Grace Kelly. E curiosamente il personaggio si chiama proprio Grace.
La Kidman interpreta una donna autoritaria, nevrotica, profondamente cattolica e ossessionata dalle regole. Educa i figli attraverso categorie rigidissime: bene e male, paradiso e inferno, peccato e punizione. Ha bisogno che il mondo sia ordinato e comprensibile. Dio esiste. Il purgatorio esiste. Le porte devono essere chiuse. Le tende non devono essere aperte. I bambini devono obbedire.
Quando quell'ordine comincia a incrinarsi, si incrina anche la sua percezione della realtà.

Molto brava anche Fionnula Flanagan nei panni della signora Mills, apparentemente rassicurante ma misteriosa. Funzionano bene anche i due bambini, con il maschietto che sembra avere il terrore stampato in faccia per tutta la durata del film.

The Others, però, non è solo una storia di fantasmi. È anche un film sul lutto, sulla negazione e sul senso di colpa.

Da qui in avanti, inevitabilmente, spoiler.

Il colpo di scena finale è molto convincente perchè, pur cambiando completamente la prospettiva dell'intero film, appare coerente con quanto visto fin dall'inizio.

Grace e i bambini sono morti.
Lei, travolta dalla disperazione e dall'isolamento dopo la partenza del marito per la guerra, ha soffocato i propri figli e poi si è suicidata. Sono loro i fantasmi, mentre quelli che per tutto il film hanno considerato degli intrusi sono in realtà i vivi.
In pratica abbiamo assistito per quasi due ore a una storia di fantasmi raccontata dal punto di vista dei fantasmi.
Anche la breve apparizione del marito assume improvvisamente un significato diverso. Torna dalla guerra distante, svuotato, quasi inconsapevole di dove si trovi, e poco dopo scompare nuovamente. È probabilmente un morto in guerra che riesce per un momento a ricongiungersi con la famiglia prima di proseguire altrove.

La prima volta che vidi The Others al cinema il finale fu una sorpresa anche per me. Certo, è impossibile non pensare a Il sesto senso di Shyamalan, uscito appena due anni prima e costruito su un ribaltamento molto simile. Probabilmente è proprio questa somiglianza il suo unico vero difetto.
Ma sarebbe ingiusto ridurre tutto al colpo di scena.
The Others funziona anche conoscendo già il finale. Anzi, ora che l'ho rivisto, probabilmente migliora, perché permette di riconoscere gli indizi che Amenábar dissemina lungo tutto il film e di rileggere ogni scena da una prospettiva diversa.

A oltre vent'anni di distanza resta una ghost story elegante, cupa e ancora sorprendentemente efficace. Un film capace di ricordarci che una stanza vuota, una porta chiusa e qualcuno che respira dall'altra parte possono essere molto più inquietanti di mostri, sangue e sbudellamenti vari.

Probabilmente una delle migliori storie di fantasmi del nuovo millennio.

Film
Horror
Gotico
USA
2001
Retrospettiva
venerdì, 28 giugno 2024
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Il gabinetto del Dottor Caligari

di Robert Wiene

Il Gabinetto del Dottor Caligari diretto da Robert Wiene nel 1920, è considerato un capolavoro assoluto del cinema espressionista tedesco e una pietra miliare nella storia del cinema horror. Stiamo parlando di un opera immensa e imprescindibile che ogni cinefilo che si rispetti dovrebbe vedere almeno una volta nella propria vita. 

Il film racconta la storia di Francis, che narra a un uomo anziano gli inquietanti eventi avvenuti nella cittadina tedesca di Holstenwall. Durante la fiera che si tiene ogni anno in città, un losco e ambiguo personaggio chiamato il Dottor Caligari (Werner Krauss) esibisce al pubblico il suo sonnambulo Cesare (Conrad Veidt), un giovane emaciato dal volto pallido capace, una volta svegliato, di rivelare il passato e il futuro di qualsiasi persona. Francis e un suo amico assistono allo spettacolo durante il quale Cesare predice all'amico di Francis che morirà entro il mattino seguente, fatto che poi accade. Da quel momento la cittadina tedesca è sconvolta da una serie di misteriosi delitti perpetuati proprio dall'inquietante sonnambulo controllato da Caligari. Quest'ultimo si scoprirà essere il direttore di un ospedale psichiatrico che si diletta a eseguire esperimenti sui propri pazienti utilizzando delle tecniche ipnotiche. Non tutto però è come sembra e un colpo di scena nel finale rivela che gli eventi potrebbero essere il frutto della mente disturbata del narratore.

La pellicola di Wiene dopo più di un secolo conserva intatto il suo fascino visivo. Probabilmente, insieme alla forte ambiguità della storia, è proprio l'estetica uno degli elementi più distintivi di questo film. Le scenografie distorte, gli angoli acuti e le ombre pronunciate creano un'atmosfera surreale e onirica, che riflette il tumulto psicologico dei personaggi, il cui trucco pesante e la loro forte gesticolazione, amplifica quel senso di inquietudine e mistero che pervade l'intera pellicola. Manifesto dello stile espressionista che nella Germania degli anni venti del secolo scorso si sviluppò come reazione alle turbolenze sociali e politiche dell'epoca, il film esplora i temi della paranoia, dell'alienazione e della manipolazione mentale e può essere visto come una metafora della sottomissione cieca del popolo tedesco all'autorità. Alcuni critici vedono nel personaggio del Dottor Caligari una rappresentazione del potere dittatoriale che stava avanzando e che da lì a poco avrebbe preso il potere con le conseguenze che tutti conosciamo.
Tralasciando l'aspetto politico quello che più colpisce di questa pellicola è la sua forza visionaria. Le scene sono come dei quadri bidimensionali in cui i personaggi si muovono in una scenografia deformata, spigolosa e irreale all'interno di stanze e ambienti dalle finestre oblique e oggetti sproporzionati oppure in esterni dalla prospettiva falsata e dall'architettura innaturale e contorta.  Nel film realtà e apparenza, verità e inganno si intrecciano al punto da non diventare più distinguibili e la scenografia non fa altro che esprimere in modo magistrale il mondo interiore di un folle.

Film visionario e terribilmente attuale che, nonostante sia stato realizzato oltre un secolo fa, è riuscito a influenzare profondamente il cinema moderno, definendo nuovi standard narrativi e stilistici e aprendo la strada al genere horror psicologico e gotico. Il sonnambulo di Wiene, ad esempio - personaggio tragico e affascinante dall'estetica dark post-punk (movimento che si svilupperà sessant'anni più tardi) - è stato un evidente fonte di ispirazione per Tim Burton nel creare il suo Edward Mani di Forbice.

Il "gabinetto del Dottor Caligari" è del 1920, quindi è un film muto e in bianco e nero, che nel corso degli anni è stato più volte restaurato. Si può recuperare - anche su YouTube - in diverse versioni colorate o con differenti colonne sonore. Per chi non lo ha ancora visto e non è avvezzo ai film d'epoca consiglio di sgombrare la mente e con pazienza di immedesimarsi al contesto storico e culturale del periodo. Tenete conto che le espressioni facciali e il linguaggio del corpo degli attori era molto più pronunciato rispetto ai film sonori e questa forte caratterizzazione ai giorni d'oggi potrebbe risultare quasi ridicola.
Mente aperta e attenzione ai particolari e all'estetica.

Film
Horror
Gotico
espressionismo
Germania
1920
Retrospettiva

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