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The Lodge

di Veronika Franz, Severin Fiala

Una baita isolata tra le montagne, la neve che rende impossibile ogni contatto con l'esterno, una famiglia segnata da un lutto e una donna con un passato traumatico. Gli ingredienti per un horror psicologico ci sono tutti. The Lodge, diretto nel 2019 dagli austriaci Veronika Franz e Severin Fiala, è un film che punta quasi tutto sull'atmosfera, sull'isolamento e sulla progressiva perdita di contatto con la realtà. Presentato al Sundance e prodotto anche dalla storica Hammer Films, si inserisce in quel filone dell'horror contemporaneo, dalle parti di Hereditary, dove il vero orrore nasce soprattutto dai traumi, dai sensi di colpa e dai rapporti familiari malati.

Richard (Richard Armitage) ha lasciato la moglie Laura (Alicia Silverstone) per iniziare una relazione con Grace (Riley Keough), una giovane donna sopravvissuta da bambina al suicidio collettivo di una setta religiosa. Quando Laura, incapace di accettare la separazione, si toglie la vita, i due figli Aidan (Jaeden Martell) e Mia (Lia McHugh) riversano tutto il loro odio sulla nuova compagna del padre, ritenendola responsabile della tragedia. Qualche mese dopo, durante le vacanze natalizie, Richard decide di portare tutti in una baita isolata tra le montagne innevate, nella speranza di favorire una convivenza tra Grace e i ragazzi. Peccato che, per impegni di lavoro, sia costretto ad assentarsi per un paio di giorni, lasciandoli completamente soli. Da quel momento, una serie di eventi sempre più inquietanti comincia a mettere in discussione la percezione della realtà, soprattutto quella di Grace, il cui passato traumatico torna prepotentemente a galla.

The Lodge ha indubbiamente una buona atmosfera, glaciale e opprimente. La neve, il silenzio, gli interni scuri della baita, le inquadrature geometriche e il senso di isolamento producono una tensione claustrofobica che cresce lentamente, senza bisogno di ricorrere continuamente ai soliti jumpscare. I riferimenti a Shining sono inevitabili, tra la baita sperduta, l'inverno e la progressiva perdita di contatto con la realtà, con tanto di citazione a La cosa di John Carpenter.

Molto brava Riley Keough, il cui personaggio oscilla continuamente tra vittima e possibile minaccia, fragilità e inquietudine, mantenendo a lungo lo spettatore nell'incertezza. Ed è proprio questa una delle qualità migliori del film, quella capacità di farci dubitare continuamente di quello che stiamo vedendo, senza capire fino a che punto gli eventi siano reali, frutto di una mente traumatizzata oppure qualcosa di più sinistro.

L'aspetto più interessante, però, è l'ambiguità tra vittima e carnefice.
Entrando in zona spoiler, Franz e Fiala giocano continuamente con questo confine, mostrando come il dolore, il senso di colpa e il desiderio di vendetta possano trasformarsi in qualcosa di molto più crudele. Soprattutto quando a muovere certe azioni sono dei bambini, incapaci di comprenderne fino in fondo le conseguenze.

Fin qui tutto interessante. Il problema principale di The Lodge, almeno secondo me, è che per accettare la storia bisogna davvero mettere da parte qualsiasi pretesa di plausibilità. Perché, diciamolo, ci vuole un certo talento per essere un padre così irresponsabile. Tua moglie si è appena suicidata perché l'hai lasciata per un'altra donna. I tuoi due figli sono comprensibilmente traumatizzati e odiano profondamente la tua nuova compagna, che peraltro ha alle spalle una storia di gravi problemi psicologici legati a una setta religiosa. E tu che fai? Decidi di lasciarli tutti e tre da soli, per giorni, in una baita sperduta tra le montagne, isolata dalla neve, a pochi giorni dal Natale. Perché devi lavorare. Un'idea geniale. Il premio di padre dell'anno, direi, è assicurato.

Ed è un peccato, perché questa forzatura, necessaria per mettere in moto tutta la vicenda, finisce per indebolire una sceneggiatura che avrebbe potuto essere molto più convincente. Anche la seconda parte richiede una certa sospensione dell'incredulità, soprattutto per la complessità e la precisione con cui viene messo in pratica il piano che poi sfocerà in tragedia.

Detto questo, se si riesce a non soffermarsi troppo sulla plausibilità di quello che fanno i personaggi, The Lodge resta un horror psicologico interessante, ben girato, sostenuto da un'ottima protagonista e da un'atmosfera angosciante che funziona fino alla fine. Un film che preferisce insinuare il dubbio piuttosto che mostrare il mostro, e che trova la sua cattiveria più autentica nella capacità degli esseri umani di infliggersi dolore a vicenda.

Dal momento che prediligo gli horror psicologici, alla fine mi sento di promuoverlo. Buono, ma con riserve.

Film
Horror
Psicologico
USA
2019
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