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Spider-Man: Brand New Day

di Destin Daniel Cretton

Negli ultimi anni si discute sempre più spesso del progressivo distacco del pubblico dai cinecomic, ormai lontani dai fasti di un tempo. Spider-Man, però, continua a essere un’eccezione. No Way Home ha contribuito a riportare il pubblico nelle sale dopo la pandemia, i film animati di Miles Morales hanno conquistato critica e spettatori, mentre le nuove declinazioni televisive hanno confermato la vitalità del personaggio. A giudicare dalla sala gremita all'inverosimile in cui mi sono ritrovato, l'interesse mi pare sia decisamente vivo.
Il ritorno di Tom Holland era quindi uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Sequel di Spider-Man: No Way Home del 2021 e quarto film con Holland nei panni di Peter Parker, Spider-Man: Brand New Day è diretto da Destin Daniel Cretton, già regista di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, su sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers.

La storia è ambientata quattro anni dopo No Way Home. Il mondo ha dimenticato Peter Parker, ma Spider-Man continua a essere conosciuto e amato dai cittadini di New York. Peter vive da solo, ha rinunciato a rientrare nella vita di MJ (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon) e si dedica quasi esclusivamente alla lotta contro il crimine. Mentre cerca di adattarsi a questa nuova esistenza, si ritrova coinvolto in una serie di eventi legati a una misteriosa minaccia capace di impossessarsi del corpo e della mente delle persone. Nel frattempo, tra incontri non proprio piacevoli con Hulk (Mark Ruffalo) e divergenze di vedute con il Punitore (Jon Bernthal), il nostro eroe dovrà anche fare i conti con un'improvvisa evoluzione dei propri poteri.

Dopo tre film diretti da Jon Watts, nei quali Peter Parker era un adolescente perennemente affiancato da mentori d’eccezione, questo quarto capitolo segna un taglio netto con il passato. Holland non interpreta più il ragazzino protetto dalla tecnologia delle Stark Industries, ma un uomo solo, svuotato, che osserva da lontano la propria vita precedente e porta sulle spalle il peso delle sue scelte.
Uno dei temi centrali della pellicola sta nel conflitto tra la componente umana e quella aracnide del nostro eroe. Più Peter cerca di reprimere la propria identità civile per anestetizzare il dolore, più il ragno prende il sopravvento. Tormentato da forti emicranie e dal timore di perdere il controllo, si rivolge a Bruce Banner per cercare un inibitore dei poteri. Chi meglio di un uomo costretto a convivere con un mostro verde può capire cosa significhi temere se stessi? Ma il percorso di crescita di Peter passa proprio da qui: l'età adulta non si raggiunge reprimendo la propria natura, ma imparando ad accettare ed equilibrare entrambe le anime.
Pur non avendo più un mentore, Spider-Man in questo film non è certo solo. Oltre a Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas), l’ispettrice con cui collabora (una sorta di Commissario Gordon per l'universo ragnesco), il già menzionato Hulk più potente e minaccioso che mai, la Vedova Nera (Florence Pugh), protagonista di un divertente siparietto all’interno di una sauna adibita a ufficio, il personaggio che prende il ruolo di coprotagonista è il Punitore. L’incontro tra l'idealismo di Spider-Man e i metodi brutali di Frank Castle crea uno dei contrasti più riusciti del film. Un dualismo morale che regala anche alcuni scambi comici ben riusciti.

Uno dei punti di forza del film è che, pur facendo parte del Marvel Cinematic Universe, si lascia seguire senza conoscere a memoria tutte le serie e gli avvenimenti degli ultimi anni. Anche il consueto accumulo di personaggi e sottotrame è gestito meglio del solito. Scorpion, Tombstone e i ninja della Mano restano sostanzialmente delle comparse, mentre il Damage Control, guidato da Bill Metzger (Tramell Tillman), rappresenta il principale collegamento con l'universo Marvel più ampio.

Il vero cuore pulsante del film è però il personaggio interpretato da Sadie Sink, una giovane capace di impossessarsi del corpo e della mente delle persone. Senza rivelare troppo sulla sua identità, la cui importanza per il futuro della Marvel sarà evidente a chi conosce i fumetti o i precedenti film della 20th Century Fox, non siamo davanti alla classica antagonista del MCU. È una ragazza fragile e tormentata, dotata di grandi poteri ma profondamente umana, che condivide con Peter Parker la solitudine e la paura di non trovare il proprio posto nel mondo. In questo senso, Brand New Day riesce anche a intercettare il disagio di una generazione che troppo spesso si rifugia nell'isolamento emotivo.
Poi c’è il rapporto tra Peter e MJ. Lei non è semplicemente il premio romantico da riconquistare, ma la prova vivente del sacrificio compiuto dal protagonista. La loro relazione viene affrontata in maniera più adulta e dolorosa rispetto alla trilogia precedente. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui il film evita la soluzione più scontata, riallacciandosi al passato non attraverso il sentimento amoroso, ma attraverso il valore dell’amicizia.

Sul piano visivo, Brand New Day è una boccata d'aria fresca. Niente viaggi multiversali o battaglie intergalattiche. Finalmente ritroviamo Spider-Man con il suo costume fatto in casa, mentre svolazza tra i palazzi della sua New York per proteggere strade, quartieri e persone comuni. Cretton restituisce al personaggio una forte dinamicità urbana, con combattimenti fluidi e acrobatici che ricordano da vicino i videogiochi della Insomniac. La regia funziona anche nei momenti più intimi, lavorando bene sui primi piani, sui silenzi e sui movimenti di macchina, lasciando respirare i personaggi quando la storia lo richiede. Non manca qualche ingenuità di sceneggiatura e alcuni passaggi, soprattutto nella seconda parte, risultano forse superflui, ma sono difetti che non compromettono la riuscita del film.

Per quanto mi riguarda, Spider-Man: Brand New Day è il migliore tra i film con Tom Holland nei panni dell'Uomo Ragno. È anche quello in cui l’attore offre probabilmente la sua interpretazione più convincente del personaggio.
Non solo è lo Spider-Man più vicino ai fumetti, con numerose citazioni che agli appassionati non saranno sfuggite, ma è anche il Peter Parker più riconoscibile e umano tra quelli portati sul grande schermo.
Sarà che non avevo aspettative particolarmente alte, perché da tempo mi sono disamorato dei cinecomic, ma, una volta uscito dalla sala, ho provato una soddisfazione che un film Marvel non riusciva a darmi da parecchio tempo.

Film
Fantastico
Azione
cinecomic
Spider-Man
Marvel
USA
2026
Cinema
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