Silo (stagione 3)
Graham Yost
Devo ammettere che le prime due stagioni di Silo non mi avevano particolarmente entusiasmato. Per carità, serie ben fatta, ottimo cast, ambientazione affascinante e tutto quanto, ma le dinamiche interne di questo gigantesco formicaio umano, tra complotti, rivolte, scale infinite e gente che passa metà della puntata a salire o scendere centinaia di piani, alla lunga mi avevano un po' stancato.
Non conoscendo i romanzi di Hugh Howey, ero comunque curioso di capire dove volesse andare a parare tutta la faccenda. Soprattutto dopo il finale della seconda stagione, che per la prima volta ci aveva mostrato qualcosa del mondo precedente alla costruzione dei silo.
La terza stagione riparte proprio da lì, sviluppando due linee temporali parallele. Nel presente ritroviamo Juliette Nichols (Rebecca Ferguson) e gli abitanti del Silo 18 alle prese con le conseguenze della rivolta. Nel passato, invece, seguiamo il deputato Daniel Keene (Ashley Zukerman) e la giornalista Helen Drew (Jessica Henwick) mentre iniziano a indagare su un gigantesco progetto sotterraneo destinato alla sopravvivenza dell'umanità.
Ed è proprio questa seconda linea narrativa a fare la differenza.
Dopo una partenza un po' al rallentatore, la terza stagione si rivela secondo me la migliore delle tre. Mentre le vicende ambientate nel Silo 18 continuano ad essere dilatate come nelle stagioni precedenti, il thriller politico ambientato nel passato è molto più avvincente, anche perché comincia finalmente a dare qualche risposta. Non sappiamo ancora con precisione cosa sia accaduto al mondo, ma iniziamo a capire perché sono stati costruiti i silo, chi li ha progettati e come vengono governati.
I primi episodi sono probabilmente la parte più debole. Juliette viene temporaneamente depotenziata da un'amnesia indotta e tutta la parte in cui cerca di recuperare la memoria diventa abbastanza snervante, soprattutto perché noi spettatori sappiamo già ciò che lei ha dimenticato. Anche alcune dinamiche interne al Silo, sopratutto quelle legate a Camile e Robert Sims, mi sono sembrate meno convincenti. E poi, sarà un problema mio con i capelli, ma il ciuffo sempre perfettamente impomatato di Knox, che lavora nel reparto meccanico nei livelli più bassi, tra grasso, fumo, ferraglia e sporcizia, mi da proprio fastidio. Tutta invidia la mia.
Molto più interessante tutta la parte ambientata nel passato. Si passa dalla fantascienza claustrofobica al thriller politico e complottista, con senatori, scienziati, miliardari e apparati governativi che lavorano alla costruzione di qualcosa di enorme mentre il resto del mondo continua tranquillamente a vivere senza sapere cosa sta per succedere.
Da qui in avanti, inevitabilmente, spoiler.
Un gruppo di scienziati, politici e miliardari da Silicon Valley, gente che sembra uscita da una riunione tra il governo americano ed Elon Musk, venuta a conoscenza di un'imminente catastrofe decide di costruire una gigantesca arca sotterranea. Decine di silo parzialmente autonomi destinati a custodire l'umanità per generazioni, nell'attesa che il pianeta torni abitabile.
Al centro di tutto c'è il Silo 1, che controlla gli altri attraverso sorveglianza, repressione, manipolazione e cancellazione della memoria. Ed è proprio la memoria come strumento politico il tema più interessante della serie ideata da Graham Yost. Se elimini il passato, distruggi le prove e impedisci alle persone di sapere cosa è successo prima di loro, puoi costruire praticamente qualsiasi verità.
Il Silo funziona così. Ciò che tiene insieme quella comunità non è necessariamente la realtà, ma una versione della realtà costruita da qualcun altro e tramandata come fosse l'unica possibile.
Molto bella, in questo senso, anche la rivelazione che il Lascito, la misteriosa voce che "dirige", non sia un'intelligenza artificiale onnisciente ma un uomo che decide la sorte della comunità. Un vero e proprio Mago di Oz.
La stagione cresce in maniera esponenziale negli ultimi due episodi, quando le due linee temporali finalmente convergono. Nel penultimo assistiamo alla catastrofe, mentre nell'ultimo scopriamo che Daniel è sopravvissuto ed è stato trasformato, attraverso criosonno e cancellazione della memoria, in uno degli strumenti operativi del Silo 1. Viene svegliato quando serve, utilizzato per gestire crisi e rivolte e poi rimesso a dormire, ogni volta sempre più lontano dall'uomo che era. Eppure qualcosa rimane. Helen continua ad affiorare nella sua mente come un'immagine impossibile da cancellare completamente.
Tecnicamente Silo resta una produzione Apple di livello altissimo. Regia solida, fotografia molto curata e un design capace di trasmettere perfettamente il senso di oppressione di quei corridoi industriali, in netto contrasto con il passato, molto più luminoso e aperto. Da segnalare anche la comparsa di Peter Gabriel, nei panni di sé stesso, mentre esegue Here Comes the Flood. Direi scelta abbastanza eloquente.
Alla fine questa terza stagione mi ha convinto decisamente più delle precedenti. E' vero, la prima metà mette alla prova la pazienza, ma gli ultimi episodi dimostrano però che gli autori sanno dove vogliono arrivare.
Silo resta una delle serie di fantascienza più interessanti attualmente in televisione, e questa terza stagione è quella che finalmente mi ha fatto capire perché.
Ora si tratta solo di aspettare la stagione finale.