Exam
di Stuart Hazeldine
Non tutti li apprezzano, ma io li adoro. Sono i film girati interamente in un'unica location, quelli enigmatici e misteriosi che coinvolgono lo spettatore a trovare delle risposte insieme ai protagonisti. E' il caso di Exam, opera prima del regista e sceneggiatore inglese Stuart Hazeldine, uscito nel 2009 e rimasto per lungo tempo un piccolo cult di nicchia, apprezzato più nei circuiti indipendenti che nelle sale cinematografiche vere e proprie.
In un futuro non meglio specificato, otto candidati arrivano alla fase conclusiva della selezione per un posto di enorme prestigio presso una misteriosa multinazionale farmaceutica. All’interno di una stanza sorvegliata da una guardia armata, vengono fatti sedere davanti a un foglio e informati dall’esaminatore che avranno ottanta minuti per rispondere a una sola domanda. Le regole sono solo tre: non rovinare il proprio foglio, non rivolgersi all'esaminatore o alla guardia e non lasciare la stanza. Pena l'immediata squalifica. Detto questo, l'esaminatore fa partire il timer e se ne va. I candidati girano il foglio per iniziare la prova, ma scoprono che la pagina è completamente bianca. Non c'è nessuna domanda. Da quel momento la vera sfida non è più trovare la risposta, ma capire quale sia la domanda.
Exam è un thriller psicologico, volendo leggermente fantascientifico e distopico, che prende in prestito la claustrofobia di Cube, soprattutto nell'idea di un gruppo di sconosciuti rinchiuso in un ambiente misterioso, spostando ancora di più il baricentro sulla dimensione mentale e sulla risoluzione dell'enigma. Non richiede alcuna conoscenza specifica per essere seguito e permette allo spettatore di partecipare attivamente al rompicapo. La forza del film sta tutta qui, nella capacità di trasformare il pubblico nel nono candidato. Durante la visione viene naturale osservare il foglio, le luci della stanza, ogni singola parola pronunciata dall’esaminatore e qualsiasi dettaglio apparentemente insignificante dell’ambientazione, cercando di risolvere l'enigma prima dei protagonisti.
Nonostante l'unica location, il film mantiene un ritmo sorprendentemente dinamico e una tensione costante, soprattutto nella prima parte, quando ogni candidato prova a decifrare la prova seguendo la propria personalità e il proprio metodo. Probabilmente è solo nel terzo atto, quando il gioco psicologico cede il passo alla violenza fisica, che il film perde un po' dell'eleganza iniziale.
Come già accadeva in Cube, anche qui i personaggi risultano forse troppo stereotipati, ridotti a funzioni narrative più che a individui realmente approfonditi. Alcuni loro comportamenti, inoltre, soprattutto nei momenti di maggiore tensione, faticano a reggere alla prova della credibilità.
Exam resta comunque un intrigante gioco intellettuale, costruito attorno a un'ottima idea di partenza e capace di appassionare dall'inizio alla fine. Mette in scena senza troppi giri di parole la competizione aziendale più spietata, il cinismo e quei meccanismi sociali di sopraffazione e sospetto verso il prossimo che emergono quando la posta in gioco sembra abbastanza alta.
Il finale, più che geniale, è furbo. Forse persino un po' troppo indirizzato, perché l’apparente casualità degli eventi finisce quasi per certificare, con un moralismo di fondo neanche troppo velato, che alla fine i buoni emergono sempre sui cattivi.
Scoperta la domanda e la conseguente risposta da dare, non posso però fare a meno di chiedermi cosa sarebbe successo se qualcuno avesse risposto correttamente fin dal primo minuto. Spero di essere stato abbastanza criptico così da evitarvi spoiler nel caso non lo aveste ancora visto.
Nonostante alcune crepe nella scrittura e una certa stereotipizzazione dei protagonisti, considero Exam un piccolo gioiellino, un puzzle movie indipendente a basso budget, costruito attorno a un'idea semplice quanto efficace, capace di mantenere viva la curiosità e coinvolgermi fino alla fine.
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