Batman - Il ritorno
di Tim Burton
Batman Returns di Tim Burton esce nel 1992, tre anni dopo il primo Batman. Viene spesso considerato il miglior Batman burtoniano, quello in cui il regista ha avuto più libertà di esprimere le proprie tematiche e il proprio cinema. Più gotico, eccentrico e grottesco del precedente, trasforma Gotham City in una gigantesca scenografia espressionista innevata, sospesa tra fiaba, incubo natalizio e fumetto.
Questa volta Burton mette sullo sfondo Bruce Wayne/Batman, sempre interpretato da Michael Keaton, preferendo concentrarsi soprattutto sul Pinguino e Catwoman.
Oswald Cobblepot, abbandonato alla nascita dai genitori e cresciuto nelle fogne di Gotham, torna in superficie cercando il riconoscimento della società che lo ha rifiutato. Ad aiutarlo, almeno in apparenza, c'è il potente imprenditore Max Shreck, intenzionato a sfruttarne la popolarità per i propri interessi. Intanto Selina Kyle, timida e anonima segretaria dello stesso Shreck, sopravvive a un tentato omicidio e rinasce sotto la nuova identità di Catwoman.
Se c'è una cosa che Burton ama più di Batman sono i diversi. I reietti che cercano disperatamente un posto in un mondo che non sembra fatto per loro.
Batman, Catwoman e il Pinguino sono in fondo tre varianti dello stesso personaggio burtoniano: individui solitari, segnati da un trauma e incapaci di vivere normalmente tra gli altri. In pratica è il tema di Edward mani di forbice traslato in un cinecomic.
Il Pinguino, personalmente, non è mai stato uno dei miei villain preferiti del Cavaliere Oscuro. Nei fumetti moderni è spesso rappresentato come una sorta di criminale mafioso, mentre Burton lo trasforma in un vero freak da baraccone, una specie di gobbo di Notre Dame filtrato attraverso l'horror Universal e il circo.
Danny DeVito, quasi irriconoscibile sotto il trucco prostetico, costruisce un personaggio visivamente memorabile. Disgustoso e repellente, all'inizio riesce perfino a suscitare pietà. Il problema, secondo me, è che più che un villain sembra una macchietta grottesca. Perfettamente coerente con il cinema di Burton, molto meno efficace come nemico di Batman.
Forse proprio per questo Burton ha pensato di affiancargli Max Shreck, personaggio creato appositamente per il film. Al di là dell'ovvio omaggio all'attore di Nosferatu, Shreck è una specie di Lex Luthor, un ricco imprenditore corrotto e manipolatore, pronto a usare chiunque pur di ottenere ciò che vuole. È lui a muovere gran parte della storia, è lui che tenta di uccidere Selina ed è proprio lui, paradossalmente, il vero mostro del film.
Christopher Walken se lo gioca alla grande, sopra le righe quanto basta, ma devo ammettere che il personaggio in sé non mi ha mai entusiasmato particolarmente.
Il personaggio più riuscito del film è senza dubbio Catwoman.
Michelle Pfeiffer costruisce una Selina Kyle molto diversa da quella dei fumetti, sia per genesi che per personalità. All'inizio Selina è timida, impacciata, quasi invisibile. Poi Shreck prova a ucciderla e quella donna, in un certo senso, muore davvero. Catwoman rinasce dai suoi cocci come una sorta di sposa cadavere ipersessuale, rabbiosa e vendicativa. Anche il costume in vinile nero, cucito con grossi punti bianchi che ricordano le suture di un cadavere, sembra il corpo di qualcuno che si è letteralmente ricucito addosso una nuova identità.
E Michelle Pfeiffer offre una delle performance più iconiche e influenti dell'intera storia dei cinefumetti. Nessuna delle Catwoman arrivate dopo di lei si è avvicinata minimamente alla sua. Scene memorabili come quella in cui Catwoman usa la frusta nei grandi magazzini, affronta due guardie e subito dopo, con assoluta noncuranza, usa la frusta per saltare la corda. Oppure quando si presenta davanti a Batman e al Pinguino, pronuncia un semplicissimo Miao e un istante dopo l'edificio alle sue spalle esplode. E poi quei gesti quasi animaleschi, come quando si pulisce con la lingua imitando un gatto, o il combattimento con Batman in cui riesce a bloccarlo a terra, gli si mette sopra e inizia a leccargli il volto.
Tensione erotica pura.
Quando Batman e Catwoman combattono sembra che stiano facendo sesso.
Continuo a pensare che se Burton avesse fatto un film con Catwoman protagonista e Batman comprimario sarebbe potuto uscire qualcosa di straordinario.
Dal punto di vista visivo, invece, c'è poco da discutere. Batman - Il ritorno è magnifico. Le scenografie di Bo Welch trasformano Gotham in una città totalmente artificiale, monumentale, fatta di statue gigantesche ed edifici impossibili. Una città che, nelle sue architetture richiama la Metropolis di Fritz Lang, naturalmente riletta attraverso l'immaginario gotico e fumettistico di Burton. La fotografia di Stefan Czapsky accentua questa sensazione da mondo costruito, quasi da plastico, che rende il tutto molto più personale e originale.
E poi c'è Danny Elfman, fondamentale come sempre nel cinema di Burton. Riprende il tema del primo film, arricchendolo con atmosfere natalizie quasi stranianti.
Non tutto è perfetto. Secondo me la trama accumula troppi fili narrativi e non tutti funzionano allo stesso modo. La gang del circo, per esempio, la trovo superflua ed eccessiva in un film che ha già parecchi personaggi e situazioni da gestire. Il risultato è un'opera lunga, un po' discontinua e decisamente meno compatta del primo capitolo.
Resta comunque un film dall'identità visiva potentissima, probabilmente irripetibile oggi dentro una produzione di quelle dimensioni.
Detto questo, io continuo a preferire il primo Batman.
Non so, probabilmente il fatto che Batman sembra quasi un comprimario dentro il proprio film incide parecchio sul mio giudizio. Batman - Il ritorno più che un film sull'eroe della DC Comics, è una fiaba gotica di Tim Burton su tre freak che cercano disperatamente un posto nel mondo, mentre il personaggio apparentemente più normale è probabilmente quello più mostruoso.
Rimango dell'idea che se avesse eliminato qualche sottotrama, tolto un po' di carne dal fuoco e lasciato ancora più spazio alla Catwoman di Michelle Pfeiffer, probabilmente ne avrebbe giovato.
Ma forse sarebbe stato un altro film.