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giovedì, 29 ottobre 2026
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Fontaines D.C.

Dopamine Chamber

Niente da fare, la deriva pop dei Fontaines D.C. continua a non convincermi. Sarà che ero rimasto particolarmente affezionato ai primi due album, Dogrel e A Hero's Death, con quel post-punk sporco, ruvido e diretto. 

Il cambiamento è iniziato con Skinty Fia, ma è soprattutto da Romance che la trasformazione si è fatta evidente, con un'apertura verso sonorità più britpop, dalle parti dei Blur, tanto per intenderci. Per carità, il risultato non è affatto disprezzabile, ma la sensazione che gli ultimi album dei Fontaines D.C. siano diventati progressivamente un prodotto confezionato ad arte per conquistare un pubblico sempre più vasto e sfornare canzoni da cantare tutti insieme sotto il palco con le braccia alzate, continua a rimanermi addosso.

Dopamine Chamber, quinto album della band irlandese, prosegue su questa strada. Sintetizzatori, arpeggi eleganti, atmosfere malinconiche, ritornelli orecchiabili e una produzione di James Ford talmente levigata che ci si potrebbe pattinare sopra. Tutto molto bello, tutto perfettamente al proprio posto. Forse pure troppo. 

La cosa buffa è che alcuni pezzi mi piacciono pure. Marianne, per esempio, con quel suo synth-pop oscuro, oppure Mimesis, che sembra pescata direttamente dal repertorio dei Depeche Mode anni ottanta, con qualche spruzzata di Cure e New Order. Insomma, roba che ascolto da una vita. Solo che, se voglio ascoltare i Depeche Mode, mi metto i Depeche Mode. Mi sembra quasi che, nel giro di pochi album, i Fontaines D.C. abbiano compiuto la stessa trasformazione che portò i Joy Division a diventare New Order. Ovviamente in circostanze completamente diverse, e senza dimenticare che i New Order mi piacciono pure. Ma se proprio devo scegliere tra Unknown Pleasures e Power, Corruption & Lies, non ho molti dubbi.

Il problema, quindi, non è certo l'elettronica, né tantomeno il pop. È che dietro questa nuova veste sonora faccio sempre più fatica a ritrovare una personalità davvero originale. Le canzoni sono ben costruite, gli arrangiamenti eleganti, le atmosfere malinconiche e decadenti quanto basta. Ma, tolta la voce carismatica di Grian Chatten, che resta uno degli elementi più riconoscibili della band, non trovo poi molto che distingua questi nuovi Fontaines D.C. da tante altre formazioni alternative rock contemporanee.

Nel frattempo il gruppo continua a crescere, conquista pubblico, riempie grandi arene e sembra ormai pronto a scalare definitivamente le classifiche. Ma esistono ancora le classifiche? In Dopamine Chamber compare persino un duetto con Rosalia, che fino all'altro ieri ignoravo completamente chi fosse, ma che a quanto pare è una superstar internazionale. Nulla di male, sia chiaro. Il successo non è una colpa e non pretendo certo che una band continui a suonare nei piccoli club per tutta la vita.

Alla fine Dopamine Chamber è un disco piacevole, ben prodotto, con diversi momenti riusciti. Non mi fa schifo, tutt'altro. Semplicemente, mi lascia quella sensazione di trovarmi davanti a una band che, mentre guadagna in raffinatezza e popolarità, perde progressivamente qualcosa della propria identità. Forse è soltanto una questione di gusti, o forse sono io che continuo a preferire Dogrel e sopratutto A Hero's Death.

Musica
Alternative rock
synth-pop
Irlanda
2026

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