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martedì, 13 gennaio 2026
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Superdeep

di Arseny Syuhin

C'è qualcosa di irresistibilmente affascinante nelle leggende metropolitane che nascono dai luoghi più remoti e inospitali del pianeta. Il Pozzo Superprofondo di Kola, situato nella desolata penisola omonima nel nord-ovest della Russia, è uno di questi luoghi: un buco profondo oltre 12 chilometri scavato dai sovietici a partire dal 1970 con l'ambizione di penetrare le viscere della Terra. Quando il progetto venne abbandonato nei primi anni novanta, le voci iniziarono a circolare. Si raccontava di strani suoni registrati nelle profondità, urla che alcuni non esitarono ad attribuire alle anime dannate dell'inferno.
È proprio da questa suggestiva leggenda che nasce Superdeep, l'opera prima del regista russo Arseny Syuhin.

Siamo nel 1984, l'Unione Sovietica è ancora in piedi e il pozzo di Kola rappresenta uno dei segreti meglio custoditi del regime. Quando dal sito di perforazione iniziano a provenire segnali anomali e la comunicazione con il personale si interrompe, il timore di un contagio biologico ignoto spinge il governo a inviare una squadra d'emergenza per indagare. La protagonista è Anna Fedorova (Milena Radulovic), giovane e brillante epidemiologa con un passato professionale complicato alle spalle. Viene reclutata dai vertici militari per scendere nell'abisso insieme a un gruppo di soldati e scoprire cosa si nasconde davvero laggiù. Una volta scesi a dodici chilometri di profondità, in un labirinto di cemento armato, Anya scoprirà che la minaccia non è fatta di demoni o fiamme eterne, ma di un organismo fungino millenario, mutante e inarrestabile.

Dal punto di vista dell'atmosfera il film funziona. Ci troviamo in una struttura fredda e isolata tra corridoi bui e ambienti claustrofobici che richiamano inevitabilmente La Cosa di John Carpenter. Il laboratorio sotterraneo ricorda molto anche quello dell'Umbrella Corporation di Resident Evil, con tanto di ascensori che scendono sempre più giù e porte sigillate da aprire con circospezione. Syuhin dimostra una certa capacità a costruire un'atmosfera effettivamente opprimente e anche quando il film vira verso un body horror, con tanto di escrescenze, mutazioni e masse informi di carne, gli effetti speciali pratici sono realizzati con mestiere e un certo gusto per il grottesco.
Il problema, però, è che superata la mezz'ora abbondante, la pellicola inizia a mostrare le corde. Superdeep dura quasi due ore, una durata francamente eccessiva per un horror claustrofobico che avrebbe beneficiato enormemente di una sforbiciata. Ci sono sequenze che si trascinano senza necessità, scene ripetitive. I personaggi, purtroppo, non aiutano. Siamo davanti a una sfilata di archetipi stereotipati - dal militare burbero allo scienziato ambiguo - che si muovono su binari scontati, privi di profondità psicologica. A questo si aggiunge una recitazione piuttosto modesta e alcune situazioni narrative poco credibili. Va bene che è fantascienza ma vedere la protagonista muoversi in ambienti da 200°C in semplice maglietta senza alcuna conseguenza, è davvero poco credibile.

Non è un disastro, sia chiaro. È un horror che funziona a metà, più riuscito negli aspetti visivi e nell'ambientazione che nella sostanza drammatica. Il problema è che quando ti misuri con giganti come Carpenter o con la mitologia lovecraftiana che pure il film evoca, serve qualcosa di più della semplice competenza tecnica.
Consigliato solo agli appassionati del genere con aspettative moderate.

Film
Fantascienza
Horror
Russia
2020
giovedì, 19 dicembre 2024
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Notti bianche

Fëdor Dostoevskij

Durante l'adolescenza ho letto parecchi classici della letteratura - i miei autori preferiti erano Kafka, Hesse, Bulgakov - ma ammetto candidamente di non aver mai letto, almeno fino a oggi, nulla di colui che viene considerato uno dei più grandi scrittori della letteratura, Fëdor Dostoevskij.
Raggiunto una fase della vita che definirei di "matura curiosità", ho deciso di colmare questa mia lacuna e prima di avvicinarmi a quelli che vengono considerati i suoi lavori più celebri, mi sono letto "Notti bianche", uno dei suoi romanzi brevi.

Ambientato in una Pietroburgo notturna e quasi onirica, il racconto è narrato in prima persona da un giovane sognatore senza nome, un uomo solitario e introverso che vive più nella sua immaginazione che nella realtà. Una notte, durante una delle sue passeggiate, incontra Nasten'ka, una giovane donna intrappolata in una vita di attesa e desideri sospesi. Quello che inizia come un incontro casuale si trasforma in quattro notti cariche di emozioni, confessioni e un’intensità che solo gli amori impossibili sanno evocare. Ma come spesso accade nei sogni, anche questa storia si scontra con il risveglio della realtà.

Pubblicato per la prima volta nel 1848, il romanzo narra la storia di un amore non corrisposto tra un uomo solitario, emarginato dal mondo e dalla vita, e una giovane donna di diciassette anni, luminosa e piena di vitalità, che attende il ritorno del suo grande amore. In pratica, in maniera superficiale e del tutto scanzonata, potremmo definire Notti bianche la madre di tutte le friendzone. Lui si innamora perdutamente, mentre lei lo apprezza giusto come amico. Nonostante la brevità del loro incontro, la ragazza riesce a scuoterlo dal suo torpore esistenziale, regalandogli un assaggio di quella cosa chiamata "vita vera". Ovviamente, il tutto dura giusto il tempo di fargli capire cosa si perde, prima che lei riprenda la sua strada e lui torni alla sua solitudine con l'illusione di un sentimento mai pienamente ricambiato.

È una storia carica di malinconia, in cui non è difficile immedesimarsi nel protagonista.  Anch’io, in certi momenti, ho avuto la tendenza a rifugiarmi nella mia immaginazione per sfuggire al dolore o alla disillusione. Dostoevskij, con il suo sguardo impietoso e profondo, ci ricorda che la vita è un’altalena tra illusioni e realtà. E il protagonista? Lui resta appeso al momento in cui l’altalena scende, ma con la consapevolezza di aver vissuto, per la prima volta, un attimo di beatitudine e felicità.

Dio Mio! Un Minuto intero di beatitudine! E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

Decisamente struggente, come inizio non c'è che dire.

Libri
sentimentale
Russia
1848

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