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The Happiness of the Katakuris

di Takashi Miike

Se dovessi fare una classifica dei film più assurdi che abbia mai visto, The Happiness of the Katakuris finirebbe sicuramente nelle prime posizioni. Diretto nel 2001 dal giapponese Takashi Miike, il film è una rielaborazione molto libera di The Quiet Family, commedia nera coreana del 1998 firmata da Kim Jee-woon. Solo che Miike prende la storia originale e la trasforma in qualcosa di completamente fuori di testa. Una coloratissima commedia grottesca e demenziale che mescola horror, musical, melodramma familiare, zombie e animazioni in stop motion, passando da un genere all'altro nel giro di pochi minuti.

La famiglia Katakuri decide di cambiare vita e investire tutti i propri risparmi nell'apertura di una pensione tra le montagne, lontano dalla città. Gli affari, però, non decollano e i pochi clienti che finalmente arrivano hanno la pessima abitudine di morire durante il soggiorno. Temendo che la reputazione della pensione venga compromessa, i Katakuri decidono di seppellire i cadaveri nei boschi circostanti. Naturalmente, invece di risolvere il problema, ogni tentativo di nascondere l'accaduto finisce per complicare ulteriormente le cose.

Considerato ormai un cult movie, soprattutto dagli appassionati di Miike e del cinema weird, The Happiness of the Katakuris è un concentrato di follia anarchica, capace di passare dal macabro alla tenerezza senza alcun riguardo per il buon gusto. Bastano i primi minuti per capire in che razza di film siamo capitati. Una donna sta mangiando una zuppa al ristorante quando, improvvisamente, dal piatto salta fuori un piccolo mostriciattolo alato. A quel punto il film si trasforma in un'animazione in plastilina, con la creaturina che strappa l'ugola alla malcapitata e vola via masticandola come una caramella, prima di finire decapitata da un corvo, a sua volta vittima di un'altra creatura, e così via. Una specie di Alla fiera dell'est in versione splatter, che sembra uscita da un cortometraggio di Jan Švankmajer.

Il resto non è da meno. Il live action è una successione di situazioni grottesche, personaggi caricaturali e morti improbabili, interrotta continuamente da numeri musicali che arrivano senza alcun preavviso. Qualcuno muore tragicamente? Si canta. Bisogna occultare un cadavere? Parte un balletto. Sono siparietti volutamente kitsch, teatrali, artificiali, a volte persino brutti, che sembrano voler stemperare con una canzoncina qualsiasi situazione drammatica. 

Il problema è che dopo un po' tutta questa follia comincia a diventare un tantinello pesante. Complici anche le inevitabili differenze culturali, non sempre l'umorismo giapponese arriva a destinazione. All'inizio ridi, ti diverti e aspetti la prossima assurdità. Poi però il giochetto si ripete, le gag non funzionano sempre e il film finisce per assomigliare a una torta con troppa cioccolata. Buonissima la prima fetta, alla terza cominci a pentirti.

Eppure, sotto questa sarabanda di cadaveri, canzoncine e pupazzetti di plastilina, Miike racconta qualcosa di sorprendentemente semplice e persino ottimista. La storia di una famiglia di sfigati che, nonostante fallimenti, disgrazie e qualche piccolo problema con la legge, cerca disperatamente di rimanere unita. 

The Happiness of the Katakuris è un film originale, imprevedibile e decisamente curioso, in cui Takashi Miike sembra divertirsi un mondo a fare quello che gli pare, senza preoccuparsi troppo dello spettatore. 

Film
Surreale
Commedia
Horror
Musical
giappone
2001
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