Send Help
di Sam Raimi
Per me è sempre un piacere vedere un film di Sam Raimi, soprattutto quando decide di togliersi di dosso i panni del regista da blockbuster e tornare a fare il suo cinema. Dopo essersi un po' smarrito tra grandi produzioni ad alto budget, mondi fantastici e universi paralleli pieni di effetti digitali, Raimi con Send Help torna a qualcosa di più vicino alla sua natura di regista. Una commedia nera di intrattenimento che flirta con il thriller e l'horror, un film dal budget relativamente contenuto ma animato da una creatività visiva che sembra voler ricordare quanto Raimi si diverta ancora quando ha lo spazio per giocare davvero con il cinema.
Linda Liddle (Rachel McAdams) lavora nel reparto strategia e pianificazione di una grande società di consulenza. È una dipendente scrupolosa, precisa, affidabile, ma ha un aspetto sciatto e qualche difficoltà nelle relazioni sociali. Il presidente della compagnia, prima di morire, le aveva promesso una promozione a vicepresidente. Ma il figlio Bradley Preston (Dylan O'Brien), nuovo capo in carica e perfetto esemplare di nepo baby cresciuto a pane e arroganza, decide di affidare l'incarico a un amico dell'università arrivato in azienda da pochi mesi.
Linda incassa, abbozza e accetta comunque di accompagnare Bradley in un viaggio di lavoro a Bangkok per chiudere un'importante acquisizione. Durante il volo, però, l'aereo su cui stanno viaggiando si imbatte in una tempesta e precipita. Linda e Bradley sono gli unici sopravvissuti all'incidente e si ritrovano da soli su un'isola deserta nel mezzo del nulla thailandese.
In questo ambiente dove le gerarchie non hanno più alcun valore e Linda, appassionata di tecniche di sopravvivenza, può finalmente mettere in pratica le sue capacità, tra i due inizia lentamente a crescere una tensione sempre più evidente.
Nonostante una sceneggiatura firmata da Mark Swift e Damian Shannon (Freddy vs. Jason, per chi vuole avere il quadro completo) a tratti piuttosto debole e, a voler essere onesti, non particolarmente originale - ricorda Travolti da un insolito destino della Wertmüller, con i ruoli di classe e genere ribaltati e il gore grottesco al posto di quello erotico - il film riesce comunque a elevarsi grazie alla mano del suo autore.
Send Help è una commedia nera che non ha paura di sporcarsi le mani e che costruisce gran parte della sua forza proprio sul ribaltamento dei ruoli e delle dinamiche di potere.
Nella prima parte, quella ambientata negli uffici, Linda è una presenza fuori posto, costretta a muoversi dentro un sistema di regole stabilite da altri che la penalizzano sistematicamente. Quando però quelle regole smettono improvvisamente di avere valore, tutto cambia. Grazie alla sua passione per il bushcraft, Linda si ritrova improvvisamente a occupare una posizione di forza. Dove prima sembrava fragile e dimessa, quella donna considerata "poco attraente" diventa l'unica vera autorità sull'isola. Bradley percorre il tragitto inverso. Nella vita lavorativa era perfettamente a suo agio, abituato a trarre vantaggio da un sistema costruito su misura per lui. Sull'isola si ritrova invece dipendente da una donna che ha sempre disprezzato, e non sa farsene una ragione. "Non confondere la mia gentilezza con la debolezza", dice Linda a un certo punto. È forse la battuta più significativa del film, perché da quel momento in poi il tono cambia definitivamente. È difficile provare empatia per i protagonisti, e questo è un pregio. Bradley si conferma un egoista viziato e meschino, mentre Linda rivela gradualmente una natura instabile e ossessiva che non può non riportare alla mente la Annie Wilkes di Misery. La gentilezza che svanisce non lascia il posto all'eroismo, ma a una follia lucida e raggelante.
La bravura di Raimi sta proprio nel trasformare una sceneggiatura che sulla carta poteva apparire scontata in qualcosa di elettrizzante. Il risultato è una commedia nera dove l'horror diventa caricaturale e la tensione oscilla continuamente con l'ironia senza mai perdere l'equilibrio. La scena in cui Linda cerca di praticare la respirazione artificiale a Bradley mentre vomita, appena avvelenata, è esattamente il tipo di sequenza che solo Raimi poteva realizzare. Funziona perché è disgustosa, e proprio per questo è esilarante. Anche la sequenza del disastro aereo è strabiliante per audacia e ritmo, così come la caccia al cinghiale che, nonostante l'uso di una CGI piuttosto evidente, viene portata all'estremo con la solita ironia surreale, in un rimando nemmeno troppo velato ai Deaditi di The Evil Dead. C'è anche un cameo di Bruce Campbell - non fisicamente, ma in un dipinto appeso nell'ufficio di Bradley. Raimi non lo dimentica mai.
Riunendo la sua squadra storica – il direttore della fotografia Bill Pope, il montatore Bob Murawski, il compositore Danny Elfman - Raimi ritrova con Send Help un approccio più libero e giocoso. L'isola diventa quasi un set minimale dove il regista può tornare a inventare soluzioni visive, sfruttare il movimento della macchina da presa, il montaggio e il corpo degli attori. Brava Rachel McAdams in un personaggio sopra le righe e volutamente ambiguo, più in secondo piano Dylan O'Brien che interpreta con efficacia lo stronzo carismatico.
Mi sono divertito, e tanto. Raimi dimostra ancora una volta di essere nel suo elemento quando si tratta di confezionare intrattenimento gore con un gusto per l'assurdo che non sembra invecchiare mai. Bentornato a casa, Sam.
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