Perché il dio fenicio continua ad uccidere?
di Jim O'Connolly
Nel mio percorso di recupero dei vecchi horror degli anni settanta, quelli poco conosciuti e spesso liquidati come film di serie B, mi sono imbattuto in questa pellicola britannica arrivata da noi con l'improbabile titolo Perché il dio fenicio continua ad uccidere? In realtà il titolo originale è il molto più sobrio Tower of Evil, mentre del dio fenicio assassino, nel film, non c'è praticamente traccia. Ma negli anni settanta, evidentemente, la pertinenza era considerata un dettaglio trascurabile.
Diretto nel 1972 da Jim O'Connolly, il film è un curioso incrocio tra il gotico britannico, quello dei castelli avvolti nella nebbia e delle antiche maledizioni (anche se qui il castello è sostituito da un faro), e lo slasher, genere più esplicito, sanguinoso e violento che avrebbe trovato la sua forma definitiva qualche anno dopo con Halloween e Venerdì 13.
Tutto comincia con un massacro. In un isola disabitata dominata da un vecchio faro in disuso, tre giovani americani vengono trovati brutalmente uccisi. L'unica superstite è in stato catatonico e incapace di raccontare cosa sia realmente accaduto. Mentre la polizia indaga, una spedizione di archeologi, accompagnati dalle rispettive consorti, raggiunge l’isola alla ricerca di un antico tesoro fenicio che si dice sia nascosto nelle grotte sotto il faro, un manufatto legato al culto del dio Baal.
Tower of Evil è un horror a basso budget con delle carenze tecniche evidenti, ma che contiene alcune scene sorprendentemente sanguinose per l'epoca. La sequenza iniziale, tra decapitazioni, mutilazioni e corpi impalati, è sicuramente la parte più interessante. Una violenza esplicita, che oggi appare artigianale e talvolta ingenua, ma che nei primi anni settanta non doveva passare inosservata. Nel complesso il film anticipa alcuni meccanismi che diventeranno tipici dello slasher: il massacro preliminare, la final girl traumatizzata e la ricostruzione degli eventi attraverso il flashback. Elementi ancora grezzi, applicati con poca consapevolezza narrativa, ma che di lì a qualche anno Carpenter e i suoi eredi avrebbero affinato fino a trasformarli in un genere vero e proprio.
Dal punto di vista tecnico, il film è girato quasi interamente in un teatro di posa. L'isola, il faro, le grotte e la nebbia sono artificiali, e si vede. Un isola di cartapesta che però possiede un certo fascino da teatrino artigianale e decadente.
Il resto, purtroppo, è tutto in discesa. Il film sembra molto più interessato a mostrare nudità e amplessi vari con la solita disinvoltura da exploitation anni settanta che a costruire una storia minimamente coinvolgente. La sceneggiatura è piena di personaggi che prendono decisioni assurde, si separano nel momento meno opportuno. Le interpretazioni degli attori oscillano tra il teatrale, l'amatoriale e l'imbarazzante. Insomma, un film che vorrebbe essere un horror archeologico che parla di civiltà fenicia, reperti e spedizioni scientifiche ma che alla fine si riduce a raccontare di un gruppo di giovani nudi infoiati inseguiti e fatti a pezzi da uno sconosciuto che si aggira in un isola di cartapesta.
Tower of Evil è un horror derivativo, mal recitato e narrativamente sgangherato, il cui unico pregio sembra una messa in scena della violenza e alcune dinamiche di genere stranamente in anticipo sui tempi.
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