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Paranormal Activity

di Oren Peli

A volte il problema nel valutare certi film è riuscire a separare il clamoroso successo commerciale dal loro reale valore cinematografico. È proprio il caso di Paranormal Activity, un horror costato appena 15.000 dollari che, grazie a un'abilissima operazione di marketing virale, arrivò a incassarne quasi 200 milioni. Presentato nel 2007, ma distribuito nelle sale soltanto nel 2009, il film è l'esordio dell'israeliano Oren Peli, che lo scrive, dirige e gira in appena sette giorni nella propria abitazione di San Diego, utilizzando la tecnica del found footage che dieci anni prima aveva trasformato The Blair Witch Project in un fenomeno mondiale.

Ricordo di averlo visto in DVD la notte di Capodanno del 2010, insieme al gruppo di amici dell'epoca. Paura zero, ma tante risate. D'altronde, sulla locandina c'era scritto di non guardarlo da soli. Ho seguito il consiglio.

La storia è semplicissima. Katie (Katie Featherston) e Micah (Micah Sloat) sono una giovane coppia che vive in una villetta di San Diego. Lei sostiene di essere perseguitata fin dall'infanzia da una presenza misteriosa e, quando in casa iniziano a verificarsi strani fenomeni, lui decide di acquistare una videocamera per documentare tutto, soprattutto durante la notte. Naturalmente, la situazione degenera.

Tolto il clamore mediatico, Paranormal Activity resta, almeno per me, un horror piuttosto banale, costruito intorno a un unico meccanismo ripetuto fino allo sfinimento. Ogni notte la coppia piazza la videocamera su un cavalletto ai piedi del letto e noi rimaniamo lì, a fissare la stanza. Il timer accelera quando non succede nulla e torna alla velocità normale quando sta per verificarsi qualcosa. Prima rumori, porte che si muovono, piccoli oggetti spostati. Poi manifestazioni sempre più violente, fino al finale.

Bisogna riconoscere che il meccanismo è ingegnoso. Dopo qualche notte lo spettatore impara a cercare automaticamente qualcosa nel buio, soprattutto in quella maledetta porta aperta sul corridoio. Il problema è che, una volta capito il giochino, il film non offre molto altro. E se non si entra nel clima di suggestione, la noia rischia di prendere il posto della paura.

A proposito del finale, pare che Steven Spielberg, rimasto colpito dal film, abbia suggerito di modificarlo. Esistono infatti diverse versioni alternative, presenti anche nei DVD e recuperabili su YouTube. Il vecchio Spielberg, evidentemente, ha preferito quella più commerciale, con tanto di jumpscare conclusivo. Una scelta discutibile, soprattutto dopo un intero film costruito sul non mostrare praticamente nulla.

Tecnicamente c'è poco da dire. Non sono mai stato un amante del found footage, anche perché esteticamente quei filmati amatoriali sfocati e traballanti proprio non li digerisco. E poi c'è il compagno di lei, un completo idiota. Continua a provocare l'entità, ignora gli avvertimenti, compra una tavola Ouija e insiste nel filmare qualsiasi cosa, anche quando sarebbe il caso di prendere quattro stracci e andarsene. Sarà pure funzionale alla sceneggiatura, ma rimane un coglione.

Alla fine il vero protagonista non è la coppia, e nemmeno il demone. È quella porta aperta della camera da letto. Se The Blair Witch Project era il found footage del bosco, Paranormal Activity è quello della camera da letto. Peli è riuscito a trasformare l'atto banalissimo di dormire in casa propria in uno spettacolo horror. Un'intuizione brillante, ma sviluppata attraverso un meccanismo ripetitivo e completamente dipendente dalla disponibilità dello spettatore a lasciarsi suggestionare.

Forse, senza tutto quel clamore mediatico, lo avrei persino apprezzato di più, considerandolo semplicemente uno dei tanti piccoli horror indipendenti e sotterranei, girati con quattro soldi e qualche buona idea. Ma quando un film viene presentato come un fenomeno mondiale, le aspettative inevitabilmente cambiano.

Che abbia funzionato commercialmente è indiscutibile. Che sia un grande horror, per quanto mi riguarda, decisamente no. Poi magari sono io, che già ai tempi di The Blair Witch Project non capivo tutto quell'entusiasmo per gente che correva urlando nei boschi con una videocamera in mano.

Naturalmente Hollywood non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di spremere il fenomeno fino all'ultima goccia. E così sono arrivati sequel, prequel e un'invasione di found footage e mockumentary horror, uno più indigesto dell'altro.

Mannaggia a Spielberg.

Film
Horror
Possessione demoniaca
USA
2007
Retrospettiva
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