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Il fantasma del palcoscenico

di Brian De Palma

Il fantasma del palcoscenico, uscito nel 1974, è la personalissima rilettura de Il fantasma dell'Opera da parte di Brian De Palma, che qui sembra divertirsi a sperimentare qualsiasi soluzione visiva gli venga in mente. Ne esce una sorta di musical horror talmente barocco ed eccessivo da risultare, ancora oggi, irresistibile.

La storia è quella di Winslow Leach (William Finley), un compositore ingenuo e un po' sfigato che vede la propria opera rubata da Swan (Paul Williams), un potentissimo produttore discografico intenzionato a utilizzarla per inaugurare il suo nuovo locale, il Paradise. Quando Winslow cerca di riappropriarsi della propria musica, finisce vittima di un incidente che gli sfigura il volto e gli distrugge la voce. Nascosto dietro un costume e una maschera, decide di vendicarsi di Swan e proteggere Phoenix (Jessica Harper), la giovane cantante di cui si è innamorato.

Ne Il fantasma del palcoscenico c'è praticamente di tutto. Horror gotico, musical, commedia demenziale, glam rock, Faust, Oscar Wilde e, ovviamente, Il fantasma dell'Opera.

Dal punto di vista tecnico De Palma si scatena con split screen, movimenti di macchina, montaggi frenetici, citazioni cinematografiche e trovate visive di ogni genere.

Nella prima parte, soprattutto quando il povero Winslow cerca disperatamente di entrare nell'edificio di Swan, arrivando persino a confondersi tra le ragazze dell'harem del viscido produttore discografico, mi sono venuti in mente addirittura i primi film di Woody Allen, quelli più surreali e demenziali.

Anche Winslow, con la sua goffaggine e le continue disavventure, sembra a tratti un personaggio alleniano. Il suo nemico è un produttore eccentrico e manipolatore, una specie di incrocio tra Andy Warhol ed Elton John, che ha venduto l'anima al diavolo e tratta gli artisti come oggetti da sfruttare e gettare via quando non servono più.

Il film è quindi una satira dell'industria musicale, ma soprattutto una tragedia gotica, un musical sopra le righe e una specie di incubo pop.

È impossibile non pensare a The Rocky Horror Picture Show, che arriverà al cinema l'anno successivo (anche se lo spettacolo teatrale esisteva già dal 1973). Stessa voglia di provocare, stessa estetica kitsch, stessa libertà di mescolare horror, musica e ambiguità sessuale. E guardando il costume del Fantasma, con quella maschera metallica e quel costume nero con cinghie e fibbie, sembra quasi di intravedere alcuni dei personaggi che Tim Burton avrebbe portato sullo schermo parecchi anni dopo.

Peccato per la colonna sonora.

Le musiche, firmate proprio da Paul Williams, sono la parte più debole del film. Siamo nel 1974, gli anni di David Bowie, T. Rex e Roxy Music, artisti che stavano rivoluzionando il rock anche attraverso l'immagine, la teatralità e la provocazione. De Palma coglie quell'estetica ma la musica che accompagna le sue immagini sembra uscita da un musical di Broadway. Troppo melodica, troppo convenzionale, troppo stucchevole. E per un film del genere, francamente, è un'occasione sprecata.

Resta comunque un film esagerato, grottesco, romantico, e irresistibilmente kitsch. Un piccolo cult che anticipa parecchie cose e che, con una colonna sonora all'altezza delle immagini, sarebbe potuto diventare qualcosa di ancora più memorabile.

Film
Drammatico
Commedia
Musical
USA
1974
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