Another Earth
di Mike Cahill
Ho recuperato questo film di fantascienza indipendente che da tempo faceva capolino nella mia lista. Another Earth è l'opera d'esordio di Mike Cahill del 2011 che vince il Premio Speciale della Giuria e il Premio Sloan al Sundance Film Festival. Un film girato con appena centomila dollari e molta inventiva, che fin dalle prime immagini lascia intuire una direzione lontana dalla fantascienza più tradizionale.
La storia inizia con una scoperta astronomica senza precedenti: un nuovo pianeta è apparso nel sistema solare, visibile a occhio nudo, una copia speculare della Terra. Quella stessa notte Rhoda Williams (Brit Marling), una diciassettenne brillante appena ammessa al MIT, si mette alla guida e, distratta da quel nuovo punto luminoso nel cielo, travolge l'auto di John Burroughs (William Mapother), compositore di successo. L'impatto è devastante: la moglie incinta di John e il figlioletto muoiono sul colpo. Lui sopravvive, in coma.
Quattro anni dopo, la ragazza esce dal carcere in un mondo che ha ormai accettato la presenza di "Terra 2", come ormai tutti chiamano il pianeta gemello, che nel frattempo si è avvicinato ed è diventato una presenza costante nel cielo. Mentre l'umanità si chiede se lassù esistano versioni alternative di noi stessi, Rhoda cerca una via per espiare la propria colpa. Finisce per bussare alla porta di un John ormai distrutto, fingendosi una donna delle pulizie, dando inizio a un rapporto fatto di silenzi, cura e desiderio disperato di una seconda occasione.
Chi si avvicina ad Another Earth aspettandosi fantascienza nel senso tradizionale del termine - astronavi, mondi paralleli esplorati, teorie quantistiche - probabilmente uscirà deluso. Il film non ha nessuna intenzione di accontentare quella platea, e non si preoccupa particolarmente di nasconderlo. Terra 2 appare nel cielo fin dalla prima scena e ci rimane per tutta la durata del film, enorme e silenziosa, ma Cahill non si prende mai la briga di spiegare davvero cosa comporti la sua presenza e come mai la gente continui a vivere quasi normalmente di fronte a un evento che sarebbe, ragionevolmente, la notizia più sconvolgente della storia dell'umanità.
Il parallelo con Melancholia di Lars von Trier - peraltro uscito lo stesso anno, quasi una coincidenza cosmica - è inevitabile. Entrambi i film usano un corpo celeste in avvicinamento come pretesto per indagare l'interiorità dei personaggi, ma lo fanno in modo diverso. Von Trier usa il pianeta come metafora della depressione e della fine, Cahill lo usa come specchio del senso di colpa e della possibilità di redenzione.
Quindi, in Another Earth, ci troviamo decisamente più dalle parti del dramma intimo che della fantascienza strutturata e, una volta accettato questo, il film guadagna notevolmente.
Il vero cuore pulsante di Another Earth è il tema del doppio e delle seconde possibilità. Se su Terra 2 esiste un'altra versione di Rhoda, quella versione ha vissuto la stessa notte? Ha commesso lo stesso errore? O in un momento cruciale ha scelto diversamente, e da lì le due esistenze si sono biforcate? Sono domande che non avranno risposte, o forse sì. Il finale è aperto a diverse interpretazioni. Il film si concentra prevalentemente sull'emotività dei due protagonisti, lasciando tutto il resto sullo sfondo - compresa la storia dell'anziano bidello che si chiude al mondo dopo essersi versato della candeggina prima sugli occhi e poi sulle orecchie.
È un film che costruisce un’atmosfera sospesa, malinconica, che funziona proprio perché non cerca di spiegare troppo. La regia di Cahill - camera a mano, zoom improvvisi, immagini sporche e sgranate - trasforma il low budget in una firma stilistica. Una scelta estetica impreziosita dall'ottima colonna sonora electro-ambient dei Fall On Your Sword.
Buona la prova di Brit Marling, co-sceneggiatrice insieme a Cahill, che regge tutto il peso emotivo del film con naturalezza e una sorprendente vulnerabilità.
Another Earth è un film dai toni malinconici e intimisti, girato con pochi mezzi, che preferisce i sentimenti agli effetti speciali. Un film che fa del suo essere indipendente la sua vera forza. Se si entra nel suo ritmo e la sua natura contemplativa può colpire in modo inaspettato. Se invece si cerca una storia più solida o una fantascienza strutturata, il rischio è di restare fuori, a guardare quel pianeta nel cielo senza riuscire davvero a vederlo.
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