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The Taking of Deborah Logan

di Adam Robitel

The Taking of Deborah Logan è il film d’esordio di Adam Robitel, un horror found footage del 2014 prodotto, tra gli altri, da Bryan Singer e distribuito direttamente in home video e on demand. Uno di quei titoli arrivati quasi in sordina, senza il passaggio in sala, ma che non gli ha impedito di costruirsi, con il tempo, una piccola reputazione tra gli appassionati del genere.

La storia segue una troupe di studenti che sta realizzando un documentario su Deborah Logan (Jill Larson), un’anziana donna affetta dal morbo di Alzheimer. La figlia Sarah accetta di far riprendere la quotidianità della madre per ottenere un aiuto economico, ma con il passare dei giorni i comportamenti di Deborah diventano sempre più inquietanti. Quella che all’inizio sembra una degenerazione della malattia comincia presto ad assumere i contorni di una vera e propria possessione demoniaca.

Non sono esattamente un fanatico del found footage. L’idea di seguire per novanta minuti una macchina da presa traballante tra cantine, scale e corridoi immersi nel buio, con l'inevitabile faretto che illumina solo quello che lo spettatore non vorrebbe vedere, di solito mi provoca più nausea che terrore. Detto questo, la prima metà di The Taking of Deborah Logan è senza dubbio la più efficace e disturbante. Chiunque abbia avuto un genitore o un parente malato di Alzheimer sa di cosa si parla. Vedere una persona cara che lentamente perde le capacità di compiere i gesti più elementari, quella profonda tristezza nel guardare negli occhi qualcuno che non ti riconosce più, è qualcosa che non ha bisogno di demoni per fare paura. È un orrore reale, tangibile, straziante. E proprio per questo molto più inquietante di qualunque entità soprannaturale.
Poi arriva la possessione, l’elemento paranormale prende il sopravvento e, nel momento in cui la spiegazione razionale viene sostituita da quella demoniaca, la tensione si allenta. Paradossalmente, il demone è meno spaventoso della malattia. Un’entità invisibile è lontana, astratta, appartiene a un universo di finzione che il cervello riesce a catalogare sotto la voce "non mi riguarda". L’Alzheimer, invece, è reale. E proprio per questo fa davvero paura.

Spostare il racconto dal piano del reale a quello del soprannaturale è una scelta narrativa comprensibile, ma il risultato è che nella seconda metà il film perde parte della sua forza e scivola in territori più prevedibili, tra jumpscare, urla e situazioni già viste. Tolta la notevole interpretazione di Jill Larson, The Taking of Deborah Logan resta un horror onesto, non privo di momenti efficaci, e qualche scena davvero inquietante, ma incapace di aggiungere davvero qualcosa di nuovo al grande calderone del genere.

Film
Horror
found footage
USA
2014
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