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The Furies

di Tony D'Aquino

Se c’è una cosa che il cinema australiano ci ha insegnato nel corso dei decenni è che quella terra aspra e selvaggia, non è esattamente il posto ideale per una scampagnata. Tony D'Aquino, al suo esordio dietro la macchina da presa nel 2019 con The Furies, decide di ricalcare questi sentieri polverosi, confezionando uno slasher anni ottanta,  tra violenza brutale e disperata sopravvivenza.

Kayla (Airlie Dodds) è una ragazza epilettica che, insieme alla sua amica Maddie, durante una banale serata, viene rapita da figure misteriose. Al suo risveglio si ritrova chiusa in una cassa di legno nel bel mezzo del nulla, circondata solo da alberi eucalipti e da un senso di minaccia imminente.  Sola, disorientata, senza nessun ricordo di come ci sia arrivata. Non è sola. Ci sono altre sette donne - le "Beauties" -, a ognuna è stata impiantata nell'occhio una micro-camera che trasmette in diretta il suo punto di vista a un pubblico pagante, nascosto chissà dove. Oltre a loro otto uomini mascherati - le "Beasts" - che devono cacciarle e ucciderle. In questo macabro gioco ogni cacciatore è legato a una vittima. Se il cacciatore muore, muore anche la sua "protetta", trasformando la fuga in un paradosso dove il tuo peggior nemico potrebbe essere l'unica ragione per cui sei ancora vivo.

The Furies non racconta nulla che gli amanti del genere non abbiano già visto. Un survival horror in stile slasher con donne rapite vittime di un gioco mortale in stile "caccia all'uomo" ordito da una misteriosa organizzazione. I carnefici sono uomini mascherati che sembrano uscite da un catalogo dell’orrore - abbiamo quello con la testa di maiale quello con la maschera da gufo, il volto da manichino, fino a quello che ricorda un inquietante bambolotto. È come se Tony D'Aquino avesse preso un campionario di killer iconici e li avesse messi in scena uno dopo l’altro.
Tolta la scarsa originalità e la metafora patriarcale trita e ritrita - le donne vittime di uomini violenti e brutali - il film funziona se lo si prende per quello che è. Un prodotto di intrattenimento per chi ama il genere. D'Aquino dimostra di saper gestire bene la macchina da presa, mantenendo un ritmo sostenuto e una tensione costante, con un buon uso degli effetti prostetici. La scena della faccia tagliata dall'ascia è di quelle che restano impresse.

In definitiva, The Furies non reinventa nulla, non lascia riflessioni profonde, ma se si è in cerca di un horror di "sano" intrattenimento senza troppe pretese, centra il bersaglio e riesce anche a risultare appagante.

Film
Slasher
Australia
2019
Horror
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