OYSTERBOX

  • Concerti
  • Film
  • Fumetti
  • Libri
  • Musica
  • Serie TV
  • Teatro
  • Tecnologia

oyster
Contatti
home
    • login
...

Saccharine

di Natalie Erika James

L'horror è probabilmente il genere cinematografico che più di ogni altro riesce a intercettare le paure e le ansie della nostra società. In un periodo in cui siamo sommersi da social, reel e video che mostrano corpi femminili esposti senza sosta, il cinema dell'orrore contemporaneo ha trasformato la rincorsa alla perfezione fisica e il difficile rapporto con il proprio corpo in un filone narrativo particolarmente fertile. Viene subito in mente l'ormai celebre The Substance, ma anche titoli meno noti al grande pubblico come il grottesco The Ugly Stepsister, l'ossessivo Swallow o le metamorfosi mostruose di Hatching.
In questo panorama s'inserisce Saccharine, ultima opera della regista australiana Natalie Erika James, già autrice di Relic e Apartment 7A.
Il titolo, tanto per chiarire, indica un dolcificante artificiale a zero calorie, tristemente noto anche per i suoi possibili effetti collaterali. Un indizio piuttosto esplicito di quello che ci aspetta.

La protagonista è Hana (Midori Francis), giovane e insicura studentessa di medicina che si sente troppo in carne e vive un rapporto problematico con l'immagine che lo specchio le restituisce. Decide di iscriversi a un programma di dodici settimane tra dieta ed esercizi, seguito dall'allenatrice Alanya, per cui nutre una cotta tutt'altro che platonica. Poco prima di iniziare, però, incontra una vecchia compagna di scuola dimagrita fino a diventare quasi irriconoscibile grazie a una misteriosa pillola chiamata The Gray. Curiosa e avendo accesso al laboratorio universitario, Hana analizza il "farmaco" e scopre che si tratta semplicemente di cenere umana. Cenere che può procurarsi da sola grazie al cadavere su cui si esercita insieme al suo gruppo di studio, una donna obesa morta di tumore soprannominata con scarsa delicatezza "Big Bertha". Le pillole fatte in casa funzionano fin troppo bene e il dimagrimento è rapido, quasi miracoloso. Peccato che poco dopo Hana inizi ad avvertire la presenza della donna, il cui vero nome è Grace, visibile solo attraverso superfici metalliche deformanti, come cucchiai o teiere. Una presenza che la spinge a mangiare sempre di più, a nutrirla. Più Hana mangia, più perde peso, mentre Grace diventa progressivamente più concreta e invadente.

Saccharine è un body horror psicologico sul corpo e sulla sua rappresentazione, con un innesto soprannaturale che pesca (coerentemente con le origini giapponesi-australiane della famiglia di Hana) dalla tradizione buddhista degli "hungry ghost", fantasmi affamati condannati a un desiderio impossibile da saziare. Un'idea originale che permette a Natalie Erika James di lavorare sulla sovrapposizione tra cibo e carne umana, costruendo immagini in cui viscere, tessuti e corpi assumono consistenze spaventosamente alimentari. Bello e disgustoso finiscono così per convivere in un'estetica tanto affascinante quanto stomachevole.
Midori Francis per girare il film non ha dovuto sottoporsi a diete estreme. I cambiamenti fisici di Hana sono stati ottenuti attraverso protesi, trucco e un uso mirato della CGI. L'attrice è molto brava nel rendere l'insicurezza, la vergogna e il disperato bisogno di accettazione di Hana. Interessante anche il rapporto con i genitori, tra una madre ossessiva e controllante e un padre fortemente obeso, così come quello con Alanya, verso cui Hana sembra provare non soltanto attrazione, ma anche il desiderio di appropriarsi di quel corpo perfetto che vorrebbe per sé.
Girato indubbiamente bene, Saccharine diventa però un po' confusionario soprattutto nella seconda metà, forse perché mette troppa carne al fuoco: disturbi alimentari, cultura delle diete, farmaci dimagranti, desiderio e discriminazione verso i corpi grassi. Proprio quest'ultimo tema risulta in parte contraddittorio, visto che il corpo obeso viene utilizzato anche come immagine di minaccia, disgusto e orrore. Il film vuole criticare la cultura della magrezza, ma finisce così per restare almeno in parte intrappolato nella stessa ossessione per il corpo che vorrebbe mettere sotto accusa.

Saccharine resta comunque un film interessante e disturbante, soprattutto per il modo in cui racconta l'illusione che trasformare il proprio corpo possa finalmente renderci degni di amore, desiderio e accettazione.

Giudizio: molto buono.

Film
Horror
Australia
2026
Scrivi un commento
© , the is my oyster
Lascia un commento
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
Errore