Pink Flamingos
di John Waters
Pink Flamingos è un film punk prima ancora che il punk esistesse. Un film trash realizzato con l'esplicita intenzione di sconvolgere, destabilizzare e, possibilmente, provocare disgusto.
Ma andiamo con ordine.
Uscito nel 1972, Pink Flamingos è probabilmente il film più famoso e importante della carriera di John Waters, regista di Baltimora diventato negli anni una delle figure simbolo del cinema underground americano. Waters ha costruito praticamente tutta la propria identità artistica intorno al cattivo gusto, agli outsider, ai freak e a tutto quello che la buona società tendeva a nascondere sotto il tappeto. Cinema indipendente nel senso più letterale possibile, fatto senza chiedere permesso a nessuno.
Pink Flamingos è anche il film che consacra Divine, al secolo Harris Glenn Milstead, amico d'infanzia di Waters e futuro simbolo della cultura drag degli anni settanta e ottanta. Una presenza enorme, e non soltanto fisicamente. Trucco esasperato, sopracciglia disegnate praticamente sulla fronte, vestiti impossibili, atteggiamento da diva hollywoodiana passata attraverso un tritacarne. Divine non interpreta un emarginato che chiede di essere accettato. Entra in scena convinto di essere una star e pretende che siano gli altri ad adeguarsi.
Waters scrive, produce, dirige, fotografa e monta praticamente tutto da solo, girando in 16mm con pochi soldi, pochissimi mezzi e il solito gruppo di amici e collaboratori.
Divine interpreta Babs Johnson, criminale obesa che vive sotto falso nome in una roulotte insieme alla madre Edie, ossessionata dalle uova, al figlio Crackers e all'amica Cotton. Babs è stata proclamata da un giornale scandalistico "la persona più disgustosa del mondo", titolo di cui va particolarmente orgogliosa. A contenderglielo arrivano Connie e Raymond Marble, coppia di delinquenti che rapisce ragazze, le fa ingravidare contro la loro volontà e vende i bambini a coppie lesbiche. Da qui parte una gara sempre più assurda per stabilire chi sia davvero l'essere umano più ripugnante sulla faccia della Terra.
Waters raccontò anni dopo che, mentre scriveva il film, cercava cose che non fossero ancora illegali mostrare al cinema, ma che quasi avrebbero dovuto esserlo. Ed è una dichiarazione d'intenti abbastanza precisa.
Formalmente Pink Flamingos è veramente brutto da vedere. Sembra un filmino casalingo girato male: zoom continui, sonoro sporco, montaggio rozzo e recitazione amatoriale, quando non direttamente pessima. Ma la cosa curiosa è che probabilmente, se fosse realizzato bene, perderebbe metà del suo fascino.
L'obiettivo di Waters è quello di provocare lo spettatore con scene e situazioni disgustose. Stupri, inseminazioni forzate, incesto, cannibalismo, fellatio e sesso eplicito, orifizi mostrati con entusiasmo e, naturalmente, la celebre scena finale.
Divine vede un barboncino fare i propri bisogni per strada, si china, raccoglie gli escrementi ancora caldi e se li mangia davanti alla macchina da presa.
Tutto vero. Nessun effetto speciale, nessun trucco, nessun pasticcino al cioccolato strategicamente modellato. Merda vera.
E sì, fa veramente schifo.
Più fastidio ancora, almeno personalmente, mi ha dato la famosa scena con il pollo, ucciso durante una sequenza di sesso. Non sono animalista e so perfettamente in quali condizioni vengono allevati e macellati milioni di polli ogni giorno, ma vedere un animale morire davanti alla macchina da presa soltanto per aggiungere un altro livello alla provocazione mi disturba parecchio.
Alla fine viene da chiedersi se Pink Flamingos sia diventato un cult semplicemente perché ha avuto il coraggio di essere più disgustoso degli altri, oppure se sia proprio il cattivo gusto a rappresentare il suo linguaggio artistico.
Probabilmente entrambe le cose.
Perché, al netto della merda, dei polli, dei buchi di culo e di tutto il resto, Pink Flamingos ha una libertà cinematografica che oggi sembra quasi impensabile. Waters prende per il culo la morale conservatrice, gli hippie, il perbenismo progressista e chiunque abbia la pessima abitudine di prendersi troppo sul serio. Non cerca di piacere al pubblico. Semmai cerca di capire quanto il pubblico sia disposto a sopportare.
Ed è piuttosto divertente pensare che nel 2021 questo oggetto nato per offendere praticamente qualsiasi forma di rispettabilità sia stato selezionato dalla Biblioteca del Congresso per essere conservato nel National Film Registry, in quanto opera "culturalmente, storicamente o esteticamente significativa".
John Waters voleva realizzare qualcosa che la società rispettabile avrebbe preferito non vedere. Cinquant'anni dopo, la stessa società lo conserva come patrimonio culturale americano.
Immagino si sia fatto parecchie risate.