OYSTERBOX

  • Concerti
  • Film
  • Fumetti
  • Libri
  • Musica
  • Serie TV
  • Teatro
  • Tecnologia

  • I miei preferiti

home
    • login
...

Le origini del male

You-Jeong Jeong

Le origini del male è un thriller psicologico della scrittrice sudcoreana Jeong You-jeong, una delle autrici crime più conosciute del suo paese, con diversi romanzi tradotti anche all’estero. Pubblicato in Corea nel 2016 con il titolo Jong-ui giwon e conosciuto internazionalmente come The Good Son, il libro entra fin dalle prime pagine nella mente di un protagonista decisamente poco rassicurante.

Hyu-min ha ventisei anni, vive con la madre e un fratello adottivo e soffre di quelli che gli sono sempre stati descritti come attacchi epilettici, tenuti sotto controllo attraverso una terapia farmacologica che detesta. Una mattina si sveglia coperto di sangue, con ricordi confusi della notte precedente. Seguendo le tracce nell’appartamento trova sua madre morta, con la gola tagliata. Da quel momento cerca di ricostruire quello che è accaduto, scavando nella memoria e in un passato familiare sempre più oscuro.

Attenzione, da qui in avanti arrivano gli inevitabili spoiler.

Il problema, almeno per me, è che fin dall’inizio ho avuto abbastanza chiaro dove il romanzo volesse andare a parare.
Mi sono reso conto quasi subito di trovarmi dentro la mente dell’assassino e, proprio per questo, mi aspettavo prima o poi uno scarto, un ribaltamento, qualcosa capace di mettere davvero in crisi quello che avevo intuito. Invece la storia procede in maniera piuttosto lineare, ricomponendo poco alla volta un puzzle che, alla fine, non riserva grandi sorprese.
Anche i continui flashback sul rapporto tra Hyu-min e la madre, pur essendo fondamentali per comprendere il protagonista e il modo in cui percepisce sé stesso, alla lunga li ho trovati un po’ macchinosi. Ogni ricordo aggiunge un tassello, cambia leggermente la prospettiva, chiarisce un comportamento del passato, ma il meccanismo finisce anche per rallentare parecchio il ritmo.

Peccato, perché il romanzo è scritto bene e l’idea di raccontare tutto dalla prospettiva dello psicopatico resta senza dubbio la cosa più interessante e disturbante. Non osserviamo il male dall’esterno. Non c’è un investigatore che cerca di entrare nella mente dell’assassino. Ci siamo già dentro.
E la cosa più inquietante è proprio assistere al modo in cui Hyu-min razionalizza quello che fa, costruendosi continuamente spiegazioni capaci di rendere accettabile, almeno ai suoi occhi, qualsiasi comportamento.
Solo che, una volta capito questo meccanismo, personalmente avrei voluto che Jeong You-jeong facesse qualcosa di più. Che mi spiazzasse. Che facesse crollare qualche certezza invece di accompagnarmi semplicemente verso una conclusione che avevo già intuito parecchie pagine prima.

Leggendolo, tra l’altro, ho pensato spesso a quanto questa storia si presterebbe bene al cinema coreano. Con la giusta atmosfera, gli spazi chiusi, il rapporto malato tra madre e figlio e quella progressiva discesa nella mente del protagonista, potrebbe diventare tranquillamente un thriller alla Bong Joon-ho o Park Chan-wook.
Magari sullo schermo, lavorando maggiormente sull’ambiguità e sul linguaggio visivo, potrebbe acquistare proprio quella forza e quell’imprevedibilità che sulla pagina, almeno per me, sono rimaste un po’ soffocate.

Un romanzo interessante, quindi, ma non del tutto riuscito. Mi ha incuriosito più per il punto di vista scelto che per la storia in sé, che alla fine ho trovato troppo prevedibile per coinvolgermi davvero fino in fondo.

Libri
Thriller
Corea del Sud
2016
Scrivi un commento
© , the is my oyster
Lascia un commento
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
Errore