Bite
di Chad Archibald
Una delle leggende metropolitane che mi ha sempre disgustato è quella dell'insetto di qualche paese tropicale che depone le uova dentro una ferita, sotto la pelle o, peggio ancora, dentro un orecchio.
Bite, body horror canadese diretto da Chad Archibald nel 2015, parte più o meno da questo presupposto e costruisce intorno a una semplice puntura d'insetto una lenta e schifosa trasformazione del corpo umano.
Casey (Elma Begovic) è una giovane donna prossima al matrimonio che parte con due amiche per il classico addio al nubilato in Costa Rica. Durante una giornata trascorsa in acqua viene punta da un insetto sconosciuto. Niente di preoccupante, almeno all'inizio. Tornata a casa, però, la ferita invece di guarire peggiora, mentre il suo corpo comincia a cambiare. La pelle si deteriora, compaiono strane secrezioni e Casey sviluppa comportamenti sempre meno umani, fino a trasformare progressivamente il proprio appartamento in una specie di gigantesco nido organico.
Il paragone con La mosca di David Cronenberg è praticamente inevitabile. Anche qui abbiamo una persona che assiste impotente alla progressiva mutazione del proprio corpo, fino a perdere quasi completamente la propria identità umana.
Archibald prova a infilare dentro la storia anche qualche metafora legata alla paura del matrimonio, al cambiamento, alla maternità e ai dubbi sul futuro. Casey è già in crisi prima ancora di essere punta, non è convinta di sposarsi e avverte una certa pressione intorno all'idea di diventare moglie e magari madre. Tutto però rimane solo abbozzato.
La vera intenzione del film è provocare disgusto. E sotto questo punto di vista bisogna ammettere che Bite se la cava piuttosto bene. Più che sul sangue, il film punta su secrezioni, pus, liquidi organici, muco, uova gelatinose e sostanze appiccicose di ogni genere. Il lavoro di make-up, prostetica ed effetti pratici è probabilmente la cosa migliore dell'intera produzione. Anche la trasformazione dell'appartamento che da normale ambiente domestico diventa progressivamente un luogo umido, marcio, viscido, pieno di membrane e liquami, funziona abbastanza.
Il problema è tutto quello che c'è intorno.
La sceneggiatura mette a dura prova anche la più generosa sospensione dell'incredulità. Casey si accorge che il suo corpo sta letteralmente andando a puttane, ma andare da un medico evidentemente non sembra mai un'opzione particolarmente urgente. Ancora più assurdo è il comportamento dei personaggi che, uno dopo l'altro, entrano nel suo appartamento ormai trasformato in un fetido e putrido nido appiccicoso, e invece di allontanarsi a gambe levate, continuano ad avanzare chiamando "Casey?" come se stessero cercando qualcuno che ha semplicemente dimenticato di rispondere al citofono.
Va bene il cinema horror. Va bene che se tutti prendessero decisioni intelligenti molti film durerebbero venti minuti. Però c'è anche un limite.
Neanche la recitazione aiuta particolarmente.
Bite è un body horror derivativo, con una buona componente artigianale e qualche immagine discretamente disgustosa, ma sorretto da una sceneggiatura troppo fragile per andare molto oltre il semplice esercizio di genere.
Lo consiglierei soprattutto agli appassionati del body horror e degli effetti pratici.
In pratica, una Mosca di serie B.