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Annabelle

di John R. Leonetti

Sull'onda del clamoroso successo di The Conjuring - L'evocazione, nell'autunno dello stesso anno, la New Line Cinema annunciò contemporaneamente un sequel e uno spin-off. Annabelle è lo spin-off, un film a basso budget diretto da John R. Leonetti - già direttore della fotografia di James Wan - incentrato sull'inquietante pupazzo che abbiamo visto custodito in una teca dai demonologi Ed Warren e Lorraine Warren in poche, ma memorabili, scene del primo film della saga.

Siamo nel 1967, in California. John e Mia Form sono una coppia giovane e perfetta in attesa del loro primo figlio. John regala a Mia una rara bambola d’epoca, un pezzo da collezione dal volto grottesco che lei aggiunge con entusiasmo alla sua già inquietante collezione nella stanza del nascituro. Una notte, i vicini di casa vengono brutalmente assassinati da membri di una setta satanica. Tra gli aggressori c’è anche la figlia dei vicini, Annabelle Higgins, che prima di morire stringe tra le mani la bambola di Mia, trasferendole qualcosa di oscuro. Da quel momento, Mia inizia a essere perseguitata da una presenza maligna che non sembra intenzionata a lasciare in pace la famiglia, nemmeno dopo un trasloco in un lussuoso appartamento di Pasadena.

Annabelle è un film derivativo e prevedibile. I riferimenti sono così espliciti da sembrare quasi sfrontati. La protagonista si chiama Mia come Mia Farrow, il film si apre con un servizio televisivo sull’omicidio di Sharon Tate e sulle gesta della Manson Family, e l’intera architettura narrativa è un omaggio dichiarato, fin troppo, a Rosemary's Baby di Roman Polanski. Non sarebbe un difetto in sé. Il cinema horror vive di rimandi e citazioni. Qui però si ha la sensazione di trovarsi davanti a un’operazione meramente commerciale, un compitino svolto per capitalizzare il successo del capitolo principale. I personaggi sono piatti, prevedibili, poco più che funzioni narrative, e nonostante una discreta cura per l’atmosfera e per l’ambientazione, la pellicola soffre di una cronica mancanza di idee originali.
Tolto qualche momento isolato - su tutti la scena dell’ascensore, probabilmente la più riuscita - il film fatica davvero a fare paura, limitandosi ad alternare jump scare prevedibili a sequenze che si trascinano senza costruire una reale tensione. Paradossalmente, la stessa Annabelle finisce per essere meno inquietante di quanto fosse nel film di Wan.

Annabelle è un horror che funziona come prodotto di consumo. Ben impacchettato, con picchi sonori piazzati al punto giusto, il demone, il prete rassicurante, la famiglia da salvare e la bambola che puoi anche buttare nella spazzatura… tanto il giorno dopo te la ritrovi di nuovo in camera. Si lascia guardare senza troppo fastidio, ma resta fondamentalmente superfluo. E poi… ma a chi verrebbe mai in mente di mettere una bambola del genere nella stanza di un neonato?

Film
Horror
USA
2014
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