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giovedì, 2 aprile 2026
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The Weird and the Eerie: Lo strano e l'inquietante nel mondo contemporaneo

Mark Fisher

Capita spesso che quando mi ritrovo a parlare di cinema e libri con persone che non conosco, prima o poi arrivi la domanda fatidica. Qual è il tuo genere preferito. Di solito rispondo senza pensarci troppo. Horror, fantascienza e cose "strane". A quest’ultima parola, di fronte ai loro sguardi perplessi, provo a spiegarmi meglio e finisco per tirare fuori una serie di aggettivi come inquietanti, surreali, onirici, grotteschi e perturbanti.
Da qualche anno ho scoperto che esistono due termini inglesi che definiscono tutto questo molto meglio di mille giri di parole. Weird ed eerie.
Quando mi è capitato tra le mani The Weird and the Eerie. Lo strano e l'inquietante nel mondo contemporaneo non ho potuto fare altro che prenderlo e portarmelo a casa. Sia chiaro, stiamo parlando di un saggio e non di un romanzo.
L'autore è Mark Fisher, critico culturale britannico tra i più interessanti degli ultimi anni - noto anche come K-punk nel periodo in cui gestiva il suo blog - capace di scovare connessioni filosofiche tra un disco post-punk, un racconto di fantascienza e il collasso del sistema economico moderno. The Weird and the Eerie, pubblicato nel 2016, è stato il suo ultimo libro. Fisher si è tolto la vita nel gennaio 2017, lasciando dietro di sé una produzione intellettuale che continua ancora oggi a circolare e a far discutere.

In questo libro Fisher distingue due modalità fondamentali di inquietudine, due sensazioni che spesso confondiamo.
Il weird nasce quando c'è qualcosa che non dovrebbe esserci, quando qualcosa che non dovrebbe esistere appare nel mondo reale. Non è semplicemente qualcosa di strano, ma qualcosa che sembra provenire da un ordine di realtà completamente diverso. Fisher lo rintraccia nei racconti cosmici di H. P. Lovecraft, dove creature antichissime irrompono nel nostro mondo rivelando un universo indifferente alla presenza umana, ma anche nelle storie di H. G. Wells, nelle simulazioni di realtà di Philip K. Dick e nelle stanze segrete e nelle tende rosse che conducono verso dimensioni invisibili nel cinema di David Lynch.
L'eerie funziona invece quasi al contrario. Non nasce da qualcosa di troppo ma da qualcosa che manca. Una presenza senza agente visibile oppure un’assenza dove dovrebbe esserci qualcuno. È la sensazione che proviamo davanti a una città abbandonata, a una nave alla deriva senza equipaggio o a un suono che proviene da un luogo dove non dovrebbe esserci nulla. Fisher ci guida dalle tracce aliene di Stanley Kubrick alle campagne inglesi custodi di memorie antichissime nei romanzi di Alan Garner, fino a film come Under the Skin di Jonathan Glazer, in cui l'alieno si confonde tra di noi.
Per esplorare queste due dimensioni Fisher costruisce un vero e proprio percorso attraverso opere molto diverse tra loro. Oltre agli autori già citati si passa con naturalezza da scrittori come Tim Powers, Daphne du Maurier e Joan Lindsay a registi come Rainer Werner Fassbinder, Andrej Tarkovskij e Christopher Nolan, passando per il post-punk destrutturato dei The Fall e l'ambient di Brian Eno, fino ad arrivare alle sparizioni irrisolte del film Picnic at Hanging Rock, quello che l'autore considera uno degli esempi più perfetti di eerie.
Il libro diventa così una sorta di viaggio tra letteratura, cinema e musica in cui il weird e l’eerie non sono semplicemente generi narrativi ma veri e propri modi di percepire la realtà.

The Weird and the Eerie è un libro breve ma sorprendentemente denso. La scrittura è compressa, a tratti ostica, soprattutto se non si conoscono i testi o i film citati. Fortunatamente molte delle opere di cui parla mi erano già familiari e questo ha reso la lettura più stimolante, potendo guardare da una prospettiva nuova film, libri e musiche che già facevano parte del mio immaginario.

Il vero fascino del weird e dell'eerie, in fondo, non sta nella paura. Sta nella possibilità che suggeriscono. La possibilità che il mondo sia molto più strano di quanto l’esperienza quotidiana ci lasci immaginare. Fisher ci invita a guardare nelle crepe della realtà, nei silenzi dei paesaggi, nei misteri che non trovano soluzione. Perché l’inquietudine più profonda non nasce necessariamente da ciò che appare, ma da ciò che rimane inspiegato.

E se dopo aver letto questo libro inizierete a guardare con sospetto anche un semplice buco in una parete, una porta socchiusa o un paesaggio deserto… beh, che dire, benvenuti nel club degli "strani".

Libri
saggio
UK
2016

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