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Noise

di Kim Soo-jin

Il problema del rumore nei condomini sudcoreani deve essere una piaga sociale piuttosto seria, dal momento che non è la prima volta che mi capita di vedere un film coreano costruito proprio attorno a questo argomento.
Evidentemente vivere all'interno di quei mastodontici complessi residenziali, con pareti sottili come carta velina e pavimenti capaci di trasmettere anche il passo felpato del vicino in pantofole, deve essere un'esperienza davvero esasperante.
Noise, e già il titolo dice praticamente tutto, è un horror sudcoreano diretto dall’esordiente Kim Soo-jin, arrivato da poco nel catalogo Midnight Factory.

La vicenda ruota attorno a Joo-young, una giovane donna che convive fin da bambina con una sordità parziale, compensata da un apparecchio acustico. Joo-young lavora in una fabbrica e vive con la sorella minore Joo-hee in un appartamento all’interno di un enorme complesso residenziale. Un giorno la sorella inizia a essere tormentata da un rumore ossessivo e inspiegabile proveniente da chissà dove, al punto da insonorizzare casa e piazzare videocamere e registratori ovunque, nel disperato tentativo di dimostrare di non essere semplicemente impazzita. Poco dopo, Joo-hee scompare nel nulla, senza lasciare traccia, proprio dentro l’appartamento.
Joo-young, insieme al fidanzato della sorella, Ki-hoon, si mette sulle sue tracce, ritrovandosi invischiata tra un’amministratrice di condominio poco collaborativa, un vicino del piano di sotto sempre più minaccioso, convinto che siano proprio le due sorelle la fonte di quei rumori infernali, e una serie di presenze sempre più inquietanti che sembrano annidarsi tra le pareti dell'edificio.

Noise riprende la nevrosi e l'ossessione condominiale de L'inquilino del terzo piano di Polanski, mescolandola con atmosfere, fantasmi e suggestioni tipiche del J-horror. Il tutto ambientato in uno di quegli enormi complessi residenziali asiatici, con lunghi ballatoi esterni su cui si affacciano le porte degli appartamenti, già visti recentemente in film come The Great Flood o 84m². 
Il vero protagonista del film è però il suono. Passi, colpi, inquietanti rumori provenienti dagli appartamenti attigui diventano il principale dispositivo di paura. Interessante, in questo senso, affidare una storia costruita quasi interamente sulla percezione sonora proprio a una protagonista con problemi di udito. Il suo apparecchio acustico permette infatti di amplificare, interrompere o deformare continuamente ciò che sente, lasciandoci nel dubbio su quanto quei rumori siano reali.
La prima parte è forse la più riuscita, grazie a una buona atmosfera claustrofobica e al conflitto con il vicino del piano inferiore. Una minaccia concreta che, almeno inizialmente, inquieta quasi più dei fantasmi. D'altronde chiunque abbia avuto un vicino fissato con i rumori sa che il soprannaturale, certe volte, parte svantaggiato.
Quando però il film comincia ad accumulare apparizioni, traumi, e segreti marcescenti nascosti in uno scantinato, la storia diventa più confusa e convenzionale, fino a un finale che prova a rimettere insieme tutti i pezzi attraverso una serie di rivelazioni e colpi di scena non sempre convincenti.

Noise resta un horror dalla buona atmosfera, con qualche jump scare ben piazzato e un'idea di partenza tutt’altro che banale, capace di intrecciare rumore, trauma e solitudine urbana in un contesto sociale riconoscibile e per certi versi ancora poco esplorato dal cinema di genere occidentale.

Fortunatamente io ora vivo all'ultimo piano. Sopra di me, al massimo, litigano gabbiani e cornacchie. Ma in passato ho avuto anch'io i miei "mostri", sotto forma di locali molesti e schiamazzi notturni.

Film
Horror
Corea del Sud
2024
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