L'immensità della notte
di Andrew Patterson
L'immensità della notte (The Vast of the Night) è un film di fantascienza del 2019, disponibile su Prime Video, che segna l’esordio alla regia di Andrew Patterson. Girato in un paio di settimane con un budget ridotto, si presenta fin da subito come un omaggio dichiarato alla fantascienza degli anni cinquanta e alla leggendaria Ai confini della realtà, cercando di recuperarne suggestioni, atmosfere e modalità di racconto.
Siamo nella fittizia Cayuga, New Mexico, alla fine degli anni cinquanta. È una sera speciale, perché tutta la cittadina è concentrata nella palestra per una partita di basket. A restare fuori sono solo Fay, una giovane centralinista, ed Everett, il logorroico DJ della radio locale. Quando Fay intercetta una strana frequenza sonora, un ticchettio inquietante che sembra provenire dallo spazio, i due iniziano una ricerca febbrile per capirne l’origine, coinvolgendo ascoltatori notturni e testimoni di presunti segreti governativi.
Il problema principale di The Vast of Night è una narrazione che definire dilatata è quasi un complimento generoso. La prima mezz’ora è un’esperienza estenuante. Patterson apre il film con una lunga sequenza in cui Everett e Fay camminano per la scuola e parlano senza sosta. Dialoghi fiume che dovrebbero costruire il rapporto tra i personaggi e immergerci nell’atmosfera dell’epoca, ma che finiscono per risultare semplicemente eccessivi. Non c’è pausa, non c’è respiro, e soprattutto non viene mai offerto un vero motivo per interessarsi a loro o a ciò che stanno dicendo. Il piano sequenza è tecnicamente notevole, ma il virtuosismo formale non compensa il vuoto sostanziale.
Quando finalmente arriva l’evento scatenante, il segnale misterioso, ci si aspetterebbe che la storia ingrani la marcia e parta. Invece no. Patterson sceglie di farcela raccontare attraverso "spiegoni" interminabili. Prima una telefonata che sembra non finire mai, poi il lunghissimo monologo di un’anziana signora, ripreso con camera fissa e intervallato da fotogrammi neri, in una sequenza che mette a dura prova la pazienza dello spettatore.
Intendiamoci, l'idea di raccontare un mystery sci-fi attraverso il racconto orale non è sbagliata. Ha funzionato in altri film, pensiamo a certe soluzioni narrative in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo o in episodi di The X-Files. La differenza, però, sta nell’equilibrio tra il mostrare e il raccontare. Qui Patterson sceglie quasi esclusivamente il secondo, e il risultato è che ci sentiamo spettatori passivi di una storia che non si materializza mai davvero. Tutto viene mediato, filtrato, spiegato a parole. E quando finalmente arriviamo al climax - l'incontro con l'ignoto visto e rivisto - è troppo tardi. Siamo già stanchi.
Sul piano tecnico il film è indubbiamente curato. La fotografia, i movimenti di macchina e l’attenzione alla messa in scena rivelano un regista con talento e ambizioni. Ma la tecnica, da sola, non basta. Si possono costruire piani sequenza impeccabili, ma senza una storia solida rimangono solo acrobazie. The Vast of Night finisce così per essere un esercizio di stile, apprezzabile per chi ama riconoscere citazioni e suggestioni della fantascienza anni cinquanta, ma incapace di ambire a qualcosa di più.