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Dr. Cyclops

di Ernest B. Schoedsack

Ernest B. Schoedsack, il regista che insieme a Merian C. Cooper, solo sette anni prima aveva sconvolto Hollywood con King Kong, torna nel 1940 con Dr. Cyclops, un fanta-horror prodotto dalla Paramount girato interamente in Technicolor. Un dettaglio non secondario, perché si tratta di uno dei primi film di genere a colori.

La storia si svolge nel cuore della giungla peruviana, dove il geniale e sinistro Dr. Alexander Thorkel (Albert Dekker), conduce misteriosi esperimenti biologici sfruttando un immenso giacimento di uranio. Avendo problemi di vista, convoca alcuni colleghi affinché lo aiutino a osservare al microscopio alcuni campioni. Una volta ottenute le informazioni che gli servono, però, li congeda senza troppe spiegazioni. Gli scienziati, insospettiti, decidono di indagare e scoprono che Thorkel ha messo a punto una macchina capace di rimpicciolire gli esseri viventi. Da buon scienziato pazzo, invece di limitarsi a illustrare la scoperta davanti a una lavagna, decide di usarla direttamente sui suoi ospiti, miniaturizzandoli e costringendoli a sopravvivere in un mondo improvvisamente gigantesco, dove anche un gatto, una sedia o una semplice porta diventano ostacoli enormi e minacciosi.

Dr. Cyclops appartiene a quella fantascienza pulp anni quaranta, fatta di avventura fantastica, laboratori nascosti, radiazioni misteriose e una certa ingenuità colorata da fumettone dell'epoca. Il film anticipa di almeno un decennio un filone che avrà sviluppi più celebri, da The Incredible Shrinking Man fino a tutte le successive variazioni sugli esseri umani rimpiccioliti. Ovviamente gli effetti speciali, visti oggi, mostrano tutti i segni del tempo, ma per chi apprezza il cinema storico conservano ancora un fascino notevole. Le sovrapposizioni di immagini, i trucchi ottici, il montaggio e soprattutto le scenografie fuori scala, costruite per far sembrare i protagonisti davvero minuscoli, riescono ancora a incantare proprio per la loro squisita ingenuità tecnica. C'è qualcosa di artigianale e infantile in quel modo di trasformare oggetti comuni in minacce gigantesche, come se il film giocasse con la paura atavica di ritrovarsi improvvisamente piccoli in un mondo non più fatto a nostra misura.
Molto bella la scena con lo scienziato protetto dal casco per ripararsi dalle radiazioni e la luce verde stroboscopica del laboratorio. Una immagine quasi profetica, perché arriva prima che l'energia atomica diventi l'incubo collettivo del dopoguerra. 
Il limite principale del film sta invece nella debolezza della storia. I personaggi miniaturizzati hanno poco spessore e servono quasi esclusivamente a fuggire dal gigantesco Thorkel, più che a costruire un vero coinvolgimento emotivo. Anche la sceneggiatura procede in modo piuttosto semplice, con passaggi ingenui e situazioni abbastanza prevedibili.

Eppure, nonostante gli evidenti limiti, Dr. Cyclops resta una pellicola curiosa e affascinante. Non è un grande film, ma è un piccolo reperto storico di una fantascienza ingenua, colorata, bizzarra e piena di invenzioni visive. 

Film
Fantascienza
USA
1940
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