OYSTERBOX

  • Concerti
  • Film
  • Fumetti
  • Libri
  • Musica
  • Serie TV
  • Teatro
  • Tecnologia

  • I miei preferiti

Messico ×
    • login
mercoledì, 9 settembre 2026
...

El Topo

di Alejandro Jodorowsky

Un trip psichedelico. Non mi sorprende affatto che uno come John Lennon ne sia rimasto folgorato. El Topo, diretto da Alejandro Jodorowsky nel 1970, è un film decisamente strano, provocatorio, pieno di simboli, riferimenti esoterici e immagini talmente criptiche da sfidare qualsiasi interpretazione convenzionale. Jodorowsky, vera e propria figura di culto della controcultura tra anni sessanta e settanta, in questo film prende il western all’italiana di Sergio Leone e lo contamina con il surrealismo, il misticismo, la religione e la cultura psichedelica.

La storia è divisa fondamentalmente in due parti e vede protagonista El Topo, interpretato dallo stesso Jodorowsky, una specie di pistolero vestito di nero che attraversa il deserto insieme al figlio piccolo, completamente nudo. Dopo aver salvato una donna dagli uomini del brutale Colonnello, decide di abbandonare il figlio e, per impressionarla, parte insieme a lei alla ricerca dei quattro pistoleri più forti della regione, considerati veri e propri maestri spirituali. Riesce a sconfiggerli, ma ricorrendo all'inganno, fino a essere tradito e lasciato in fin di vita nel deserto.
Quando si risveglia, si ritrova in una grotta, salvato e accudito da una comunità di emarginati e persone deformi. Una volta ristabilito, ormai trasformato in una sorta di santone, decide di aiutarli a scavare un tunnel per liberarli e portarli nella città vicina. Peccato che ad aspettarli ci sia una comunità dominata da corruzione, fanatismo religioso e violenza.

Sicuramente la prima metà è quella che ho preferito. Il paesaggio desertico, la fotografia, i silenzi e quella sensazione continua di trovarsi dentro un western girato sotto acido hanno un fascino enorme. Nella seconda parte il film cala vistosamente, forse perché ormai abbiamo perso la bussola e veniamo sballottati da una parte all'altra senza sapere bene dove stiamo andando.
Jodorowsky mette dentro Cristo, Buddha, filosofia orientale, simboli fallici, sangue, morte e resurrezione. Dopo un po' cercare di attribuire un significato preciso a ogni scena diventa impossibile, sicuramente estenuante. Probabilmente non è neanche necessario trovare una spiegazione. È uno di quei film che funzionano meglio se vengono accettati come esperienza, lasciando che ognuno trovi le proprie interpretazioni.

Resta comunque un cinema sperimentale, profondamente figlio del proprio tempo. Nel 1970 quella libertà totale, quel gusto per la provocazione e per l'immagine estrema erano parte integrante della controcultura e del modo in cui Jodorowsky cercava di spiazzare lo spettatore. Nudità, animali morti, violenza sessuale, nani, disabili e persone malformate, quasi fossero i Freaks di Tod Browning, vengono messi in scena senza alcun filtro, con un gusto che oggi può apparire più vicino all'exploitation che alla semplice provocazione artistica. Ma è anche questo a rendere El Topo così irripetibile. È un film nato in un periodo in cui il cinema poteva permettersi una libertà quasi selvaggia, senza preoccuparsi troppo di essere elegante, rassicurante o facilmente digeribile. Alcune immagini oggi possono risultare discutibili, altre conservano intatta la loro forza. In ogni caso, difficilmente lasciano indifferenti.

Alla fine El Topo è un film contorto, affascinante, estenuante e spesso incomprensibile. Un oggetto di culto più che un film tradizionale, da vedere almeno una volta se si ama il cinema sperimentale, psichedelico e fuori dalle regole. Non sono sicuro di aver capito tutto. Anzi, sono abbastanza sicuro del contrario. Ma probabilmente Jodorowsky sarebbe soddisfatto così.

Film
Western
Surreale
Messico
1970

© , the is my oyster