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Angst

di Gerald Kargl

Tra i tanti film incentrati su assassini psicopatici e serial killer, bisogna riconoscere che Angst si distingue per la sua originalità. Uscito nel 1983 e diretto dall'austriaco Gerald Kargl, al suo primo e unico lungometraggio, il film, a causa della violenza e del tono nichilista, rimase per anni ai margini della distribuzione, diventando però col tempo un vero e proprio cult del cinema estremo.
La storia prende liberamente spunto dal caso reale del criminale austriaco Werner Kniesek, che nel 1980, durante un permesso dal carcere, sterminò una famiglia nella propria abitazione.

Un uomo, di cui non si conosce il nome, esce di prigione dopo aver scontato una condanna per omicidio. Spinto dall'impulso irrefrenabile di uccidere di nuovo, vaga per le strade di una città che non riconosce più, entra in un bar troppo affollato, tenta senza successo di uccidere una tassista e infine si introduce all'interno di una villa isolata, dove trova una giovane donna, l'anziana madre, il fratello disabile e un piccolo cane. Quella casa diventa rapidamente il luogo in cui può finalmente liberare le pulsioni che per anni ha trattenuto.

Gerald Kargl, insieme al polacco Zbigniew Rybczynski, che firma anche fotografia e montaggio, ci porta letteralmente dentro la testa di un omicida psicopatico, nei suoi pensieri sconclusionati, tra i ricordi dell'infanzia traumatica e le fantasie più deplorevoli che lo spingono a uccidere in modo sadico e compulsivo. Mentre la voce fuori campo dell'uomo racconta la sua tragedia esistenziale, la cinepresa lo segue ovunque, gli gira intorno, lo insegue, si solleva sopra di lui riprendendolo dall'alto e gli si appiccica al volto mentre corre come un animale impazzito. Non stiamo semplicemente osservando quello che fa. Stiamo entrando nella sua percezione alterata della realtà. Non sorprende che Gaspar Noé abbia più volte indicato Angst come una delle influenze fondamentali del proprio cinema: basta pensare a Irréversible, Seul contre tous o Enter the Void per riconoscere immediatamente quella stessa idea di una macchina da presa libera e fluttuante.

L'omicida ritratto da Kargl non è un genio criminale elegante, intelligente e perversamente affascinante, tipico del cinema hollywoodiano. E' un povero disgraziato sudato, isterico e goffo, mosso da un panico costante e da un'angoscia strisciante. Respira affannosamente, corre in maniera scomposta, inciampa, perde il controllo, fatica persino a gestire i corpi delle proprie vittime. 
Gli omicidi non hanno nulla della coreografia spettacolare dello slasher o del torture porn. I corpi pesano. Le vittime resistono. Strangolare qualcuno richiede tempo e fatica. Trascinare un cadavere significa sudare, inciampare, sporcarsi. Tutto appare terribilmente materiale, sporco e poco cinematografico nel senso più tradizionale del termine. Probabilmente è proprio questa fisicità quasi banale della violenza a renderlo più disturbante, perché elimina quasi completamente la distanza rassicurante della finzione.

Anche l'asettica, grigia e spoglia villa austriaca contribuisce al disagio. Un ambiente ordinario, freddo, quasi anonimo, che rende ciò che accade al suo interno ancora più concreto e plausibile.

Erwin Leder, l'attore che interpreta il serial killer, è davvero impressionante. Gli occhi spalancati, il respiro, i piccoli scatti nervosi, quel corpo continuamente in tensione. Non sembra recitare la follia. Sembra esserne posseduto.

A rendere tutto ancora più opprimente contribuisce la musica elettronica di Klaus Schulze, tra i musicisti più rappresentativi del krautrock, i cui sintetizzatori sembrano sincronizzarsi con le pulsioni ossessive del protagonista.

Angst è uno dei film più interessanti che ho visto sui serial killer, per il modo in cui entra nella mente dello psicopatico, per come mostra la violenza nella sua natura più sporca e reale e per una messa in scena piena di intuizioni visive che, ancora oggi, sembrano sorprendentemente moderne.
Non stupisce che col tempo sia diventato un vero e proprio cult.

Film
Thriller
Austria
1983
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